Migranti e asilo, Easo diventa un’apposita agenzia. La Ue fa un passo avanti. Speriamo si riveli efficace

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Qualcosa si muove nella politica stagnante delle migrazioni dell’Unione Europea. Non nel senso auspicato dall’Italia, quello della ripartizione dei clandestini che sbarcano sulle nostre coste, ma almeno sul tema delle procedure per l’asilo.

Easo, l’Ufficio europeo per l’asilo diventa una vera Agenzia dell’Unione europea, in base  a un accordo raggiunto tra il parlamento europeo e il Consiglio. La novità è inserita nel nuovo Patto su immigrazione e asilo presentato a settembre dello scorso anno dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

La nuova agenzia, ha spiegato ieri la commissaria agli Affari interni Ylva Johansson, «migliorerà la protezione delle persone e colmerà le lacune per creare una maggiore convergenza tra i sistemi di asilo degli Stati membri». Il via libera alla nascita dell’Agenzia per l’asilo è arrivato di fatto l’8 giugno scorso quando i ministri dell’Interno di Italia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro, i cinque Paesi che danno vita al Med5 e da sempre sostenitori della necessità di modificare il patto sull’immigrazione tutto insieme e non per singoli punti, con una lettera alla Commissione Ue sono scesi a patti accettando di procedere con la riforma di Easo e lasciando in sospeso altre questioni sulle quali manca ancora un accordo.

In particolare soprattutto l’Italia ha rinunciato, ma solo provvisoriamente, a discutere e decidere la Riforma di Dublino, le Procedure, le qualifiche, le condizioni di accoglienza e il regolamento Eurodac, il database europeo delle impronte digitali (con un potenziamento per evitare movimenti secondari e rendere più efficace lo strumento dei rimpatri).

Easo cessa dunque di essere un ufficio di supporto agli Stati, per diventare un’Agenzia attiva in tutte le procedure di asilo, avrà a disposizione un organico di 500 esperti tra interpreti, gestori di casi o specialisti dell’accoglienza e potrà stilare le liste delle persone ritenute ammissibili per i ricollocamenti o destinate a essere rimpatriate.

Compito, quest’ultimo, a cui dovrebbe far fronte solo nel caso scattasse il meccanismo di solidarietà verso i Paesi di arrivo dei migranti. Resta inteso che l’esame delle richieste di asilo rimane di competenza degli Stati.

«Gli esperti – hanno spiegato ieri fonti della Commissione europea – faranno parte delle squadre di supporto all’asilo su richiesta degli Stati membri, avranno il mandato di preparare l’intera procedura amministrativa di asilo per la decisione delle autorità nazionali e di offrire assistenza nella fase di appello».

Prima di diventare operativo l’accordo dovrà ora superare l’approvazione del Consiglio Ue e del parlamento europeo, passaggio che non dovrebbe però riservare sorprese. Infatti è essenziale che l’Europa si  concentri sulla realizzazione, d’intesa con gli Stati membri, di politiche interne efficaci in materia di asilo, continuando anche a seguire la prospettiva dei controlli alle frontiere esterne per evitare le attuali invasioni di clandestini subite soprattutto da Italia, Grecia, Malta, Cipro e Spagna.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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