Firenze: negozi sfitti e vacanze disdette. Il rilancio? Portare recovery in riva all’Arno. E togliere vincoli

Firenze, veduta aerea della città dall’elicottero della Polizia, nella foto il ponte Vecchio, Palazzo Vecchio, il Duomo © Massimo Sestini ms Copyright © 2008

I licenziamenti alla Gkn rischiano di essere solo la punta dell’iceberg: Firenze e la sua area metropolitana soffrono questo periodo che avrebbe dovuto essere di risveglio dopo lo choc del covid e lo stressante lockdown. Aveva promesso, il sindaco Dario Nardella, che avrebbe fatto da guida turistica ai nuovi visitatori di Firenze. Ma la rivelazione di Federalberghi è come uno schiaffo a tutto il sistema fiorentino: le disdette negli hotel a causa della variante Delta si attestano fra il 15 e il 20%. Bisognerà poi capire quante nuove prenotazioni salteranno. Ma prima di porsi le domande occorre guardare avanti: chiedere al governo che un pezzo di recovery plan venga portato in riva all’Arno, ossia a Firenze (e non solo per lo stadio Franchi, che poteva benissimo essere risistemato da Commisso se non gli avessero messo inutili bastoni fra le ruote) ed è necessario che si allentino divieti che ingessano e tengono bloccata la città da decenni.

ESTATE – Perchè il problema, si capisce, non è solo legato ai mesi dell’estate. In discussione c’è Firenze e il suo tessuto economico e produttivo. Illudersi che, passato il covid (ma quando, viste le complicazioni e le varianti?), tutto torni come prima, non aiuta. Gli affitti inarrivabili, anche per le catene internazionali, sono lo specchio di una città che non può continuare ad essere ancorata alla rendita di posizione.  Quella rendita parassitaria che, da sempre, ingessa Firenze: e ora rischia di ucciderla. Trionfa il turismo mordi e fuggi, perchè quasi nessuno ha la possibilità di spendere cifre folli per dormire e comprare in centro. Dove i prezzi sono altissimi perchè i gestori devono pensare a quanto pagare a fine mese.

PALAZZO VECCHIO – Ha fatto discutere molto, alcune settimane fa, la mia lente d’ingrandimento che definiva Firenze da Disney del Rinascimento a Pompei della cultura. Purtroppo ho paura di aver fotografato la realtà. Quella di una Firenze palcoscenico di un teatro ormai diroccato, in cui una politica senza ricambio non ha saputo o voluto vedere scenari che, pur non immaginando il coronavirus, non avrebbero potuto durare in eterno. Le giunte di Palazzo Vecchio – quasi sempre a guida centrosinistra – hanno accumulato responsabilità diventate colpe. Come quella di aver accontentato nel gioco della rendita le storiche famiglie, spesso grandi solo di nome. Ma tant’è: di quel che è stato potremmo parlare a lungo, senza risolvere il problema.

RECOVERY – Ora è necessario intravedere quello che ci sta davanti: per esempio un autunno che si prospetta grigio. Con nuovi posti di lavoro in bilico e scarse possibilità di rilancio. La nostra forza erano i vecchi artigiani e i vecchi commercianti: che non torneranno. Ma ci dovremo comunque inventare qualcosa. Il genio non ci manca. Firenze è un concentrato di fosforo che trasuda inventiva anche dalle battute. Mettiamolo a frutto. Con la collaborazione di politici e amministratori: che devono attirare su Firenze qualche pezzo di recovery plan. E allentare le maglie dei divieti: le regole vanno rispettate, ma quando asfissiano economia e tessuto produttivo non servono a nessuno.

 

 

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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