Green pass: obbligo da venerdì per lavorare. Proteste. Governo: no tamponi gratis, ma sconti alle aziende

ROMA – Da venerdì 15 ottobre 2021 scatta, in tutti i luoghi di lavoro, l’obbligo di green pass. Chi ne sarà sprovvisto non potrà entrare per lavorare. E questo nonostante le proteste di alcune categorie, fra le quali gli autostrasportatori e i portuali di Trieste. Il governo va avanti, anche nel non voler accollare a tutti i contribuenti il costo dei tamponi di chi non si vuole vaccinare. Infatti non ci sarà un azzeramento dei costi per le aziende che vogliano pagare i tamponi ai dipendenti, ma il governo valuta di introdurre ulteriori deduzioni per le imprese. È quanto dicono fonti governative alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo di Green pass per i lavoratori e dopo l’incontro dei sindacati con il premier Draghi a Palazzo Chigi.

Il governo esclude di garantire la gratuità azzerando i costi per le imprese, ma riflette se rafforzare gli aiuti alle aziende, che hanno già un credito d’imposta al 30%. Intanto, il presidente del Consiglio ha convocato alle 18 una Cabina di regia in vista della riunione di domani del Cdm con al centro le misure sul fisco e sulla sicurezza sul lavoro.

Occhi puntati sulla giornata di domani quando entrerà in vigore l’obbligo di green pass per i lavoratori. Timori soprattutto per una possibile paralisi di alcuni comparti con conseguente caos per il trasporto delle merci. Il green pass riverserà sulla testa delle imprese di autotrasporto più di 70 milioni al giorno. E’ il calcolo di Trasportounito secondo cui i maggiori costi deriveranno dalla mancata produttività degli autisti che non saranno più impiegabili (e non sostituibili per carenza di personale). Secondo il segretario generale Maurizio Longo, “mancheranno all’appello circa 80.000 conducenti distribuiti su 98.000 imprese iscritte all’albo; ciò determinerà ritardi delle consegne, circa 320.000 ore/giorno in più rispetto allo standard giornaliero”.

I lavoratori portuali di Trieste hanno fatto sapere che incroceranno le braccia. Uno sciopero che vede la contrarietà della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali che ha invitato la Federazione italiana sindacati intercategoriali e la Confederazione sindacati autonomi federati italiani a revocarlo dandone comunicazione entro cinque giorni. La stessa Commissione ha inviato una nota al Ministro dell’Interno in cui si esprime particolare preoccupazione in merito agli scioperi per il possibile verificarsi, alla luce del delicato contesto sociale, di gravi comportamenti illeciti. Il Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste ha aderito allo sciopero dal 15 al 20 ottobre dei sindacati Fisi e Confsafi. Questa astensione dal lavoro, però, secondo lo stesso Clpt, non rientrerebbe tra gli scioperi dichiarati illegittimi dalla Commissione di garanzia sullo sciopero. L’eventuale violazione della legge per l’osservazione dei servizi pubblici essenziali riguarda alcuni settori ma non quello dei portuali e non tutti dell’industria, ha fatto sapere Alessandro Volk, componente del direttivo del Clpt, aggiungendo di aver aderito anche allo sciopero di Al Cobas.

 

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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