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Draghi al Quirinale? Forza Italia fa muro: «Così si va al voto»

Il Quirinale fotografato dal palazzo della Consulta
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Berlusconi ci crede: vuol fare il presidente della Repubbliuca. Tant’è vero che sull’ipotesi di Draghi al Colle, con il ministrio Franco promosso premier, Forza Italia minaccia sdubito tuoni e fulmini. Antonio Tajani taglia corto: «Se così fosse si dovrà andare subito alle elezioni». Naturalmente Tajani non fa il nome di Berlusconi e minaccia la crisi di governo in nome della necessità di confermare l’attuale premier a Palazzo Chigi, perché è «l’unico in grado di tenere una coalizione eterogenea». Lo fa an che per dire che un altro governo di unità nazionale non avrebbe il sostegno degli azzurri, anche perché non avrebbe quello della Lega.

Ma all’indomani dell’ennesimo no perentorio di Sergio Mattarella a un’ipotesi di sua rielezione e dopo la faglia apertasi in Consiglio dei ministri sul tema delle tasse, il nome dell’ex banchiere resta ancora in cima alle previsioni, perché ad ora un altro candidato in grado di unire tutti non si intravede. La frattura nel governo sul contributo di solidarietà proposto da Draghi per calmierare i rincari delle bollette, sembra definire – osservano fonti parlamentari del Pd – il campo di gioco dell’imminente partita del Quirinale. Da un lato Pd, Leu e M5s, dall’altro Lega, Fi e Iv che oggi però perde il senatore Leonardo Grimani,passato al Misto. Non è la prima volta che i renziani si schierano con la destra e pesano sulle scelte del governo: promette di non essere l’ultima. I timori nel governo sull’esame della manovra in Senato, che la prossima settimana entra nel vivo, non vengono dissimulati.

All’indomani del turbolento Cdm, già Lega, Pd e M5s chiedono di fare di più contro i rincari. «Più coraggio», incita Matteo Salvini: sono stanziati 2,8 miliardi ma ne servono almeno 4, secondo i leghisti. I Dem con Antonio Misiani propongono di trarre fondi dalle aste per le emissioni di Co2. Il governo non esclude di intervenire ancora, ma risorse serviranno anche per modifiche come quelle sul Superbonus per le villette: la coperta è corta. E il clima è teso ogni giorno di più, con l’avvicinarsi del voto per il Quirinale. Il presidente della Camera Roberto Fico fa appello alle forze politiche per un’unità di intenti nella scelta del successore di Mattarella. Non si sbilancia in nomi, né per il Quirinale né per Palazzo Chigi. Si citano i ministri Daniele Franco, dato in discesa dopo le tensioni sulla manovra, Marta Cartabia e Enrico Giovannini, tecnico con consensi trasversali.

Nessuno di loro, avverte Tajani, avrebbe i voti di Fi. C’è chi scommette che l’ala moderata azzurra, che fa capo ai ministri, sarebbe invece disposta al dialogo, sul governo e su una legge elettorale proporzionale. Si vedrà. Il piano ora è provare a portare Silvio Berlusconi al Colle: è complicato ma il Cav non trascura nulla e i profili social vengono aggiornati con foto più istituzionali. Di sicuro, il centrodestra vuol dare le carte. Salvini dice di voler sventare un presidente con tessera Pd e tenere il centrodestra unito, ma anche promuovere la scelta più ampia possibile. Perciò sta incontrando tante persone: contatti ci sarebbero stati con Giuseppe Conte e Matteo Renzi.

Il leader di Iv, che lavora proprio in vista del voto sul Colle a una federazione con Coraggio Italia da oltre ottanta parlamentari, punta a essere protagonista nelle partita, ma non tutti lo seguono negli ammiccamenti a destra. Grimani lascia Iv per il gruppo Misto. Anche la senatrice Silvia Vono viene data in uscita. Ma i numeri per pesare, assicurano da Iv, ci sono. Potrebbero portare a nomi come Pier Ferdinando Casini o Giuliano Amato (c’è chi cita anche Marcello Pera). Ma è ancora Draghi, nonostante tutto, il candidato più quotato, in grado di tenere insieme tutti: perfino Giorgia Meloni. Ma Berlusconi continua a tessere la sua tela.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post Scrivi al Direttore

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