Morta Lina Wertmuller: cinema italiano in lutto. Prima donna regista candidata all’Oscar. Poi avuto alla carriera

ROMA – Il cinema italiano è in lutto per la morte di Lina Wertmuller, signora della regìa. Si è spenta nella sua casa romana. Vero nome Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich. Era nata nella capitale il 14 agosto 1928, origine aristocratiche e svizzere, sposata allo scenografo Enrico Job. E’ stata la prima donna nella storia ad essere candidata all’Oscar, nel 1977, come migliore regista (ma anche per il miglior film straniero e migliore sceneggiatura) per Pasqualino Settebellezze. Solo nel 2020 le è stato assegnato il Premio Oscar alla Carriera.
Raccontava: «Sono andata dritta per la mia strada, scegliendo sempre di fare quello che mi piaceva». E ci e’ riuscita, come testimonia una carriera fitta di successi. E’ stata la prima donna a spuntare una nomination come migliore regista ai tempi di “Pasqualino settebellezze” (1976) che ne totalizzo’ ben quattro; e’ stata la prima donna ad avere successo in tv ai tempi degli “sceneggiati” con la trionfale accoglienza del Giornalino di Giamburrasca (1964-65) e ha diviso con Iaia Fiastri il privilegio di avere avuto spazio nella premiata ditta Garinei&Giovannini.
A 17 anni si iscrive all’accademia teatrale di Pietro Sharoff, debutta come regista di burattini con la guida di Maria Signorelli, scrive per la radio e la televisione mettendo in mostra un estro surreale e comico che sara’ la sua arma vincente, va a scuola di cinema da Fellini sui set di “La dolce vita” e “8 ½”, collabora alla prima Canzonissima della Rai e quando debutta nel lungometraggio con I basilischi nel 1963 gia’ vince la Vela d’oro del Festival di Locarno. L’anno dopo il sodalizio con Rita Pavone per “Il giornalino di Giamburrasca” ne fa d’un colpo una regista ricercata dai produttori. Nello stesso periodo incontra l’apprezzato scenografo teatrale Enrico Job con cui si sposerà , dividera’ tutta la carriera artistica e adotterà la figlia Maria Zulima.
Il suo primo, grande successo nel 1972, “Mimi’ metallurgico ferito nell’onore”, in cui per la prima volta fa coppia artistica con il suo protagonista per eccellenza, Giancarlo Giannini. Il film ha un travolgente successo in sala e si guadagna l’invito al festival di Cannes. La sua mania per i titoli di lunghezza fluviale diventa in fretta un marchio di fabbrica, cosi’ come i vistosi occhiali bianchi, la battuta sferzante, la simpatia contagiosa. Film d’amore e d’anarchia, Tutto a posto e niente in ordine, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Pasqualino settebellezze segnano in modo assolutamente personale il cinema italiano degli anni ’70 e ogni volta mettono d’accordo critica e pubblico.
