Cig covid scade: 200mila lavoratori a rischio. E chiedono ristori discoteche e turismo

Sala di Bona, Palazzo Pitti (Foto Firenzeturismo)
Sala di Bona, Palazzo Pitti (Foto Firenzeturismo)

Draghi e i ministri sono presi dalla grande manovra di fine anno. E forse non hanno presente un pezzo d’Italia che soffre e ha bisogno di un provvedimento urgente: ossia la proroga degli ammortizzatori sociali con causale Covid, che scadono a fine dicembre. A pochi giorni dal termine, pmi e sindacati rilanciano l’allarme: migliaia di lavoratori sono a rischio. Soprattutto nei settori del turismo, in primis agenzie di viaggio e alberghi, e della ristorazione, nuovamente colpiti dalla pandemia, tra nuove restrizioni durante le festività e prospettive incerte: sono almeno 200mila, stima Confesercenti, quanti dal primo gennaio possono rimanere senza copertura. Con il decreto fiscale sono state riconosciute ulteriori settimane di integrazione salariale con causale Covid fino al 31 dicembre 2021 in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per motivi riconducibili all’emergenza, per le quali non è previsto alcun contributo addizionale a carico dei datori di lavoro. Confesercenti rilancia la richiesta di prorogare almeno al 30 giugno 2022 il termine degli ammortizzatori sociali emergenziali.

SCADENZA – Una preoccupazione sostenuta anche dai sindacati, che nei giorni scorsi avevano scritto al ministro del Lavoro, Andrea Orlando, chiedendone la proroga almeno fino al 31 marzo prossimo, cioè fino al termine dello stato di emergenza, riconoscendo quindi altre tredici settimane di copertura. In attesa che la riforma degli ammortizzatori sociali sia pienamente operativa e quella delle politiche attive definita. Una scadenza, come ripetuto da Cgil, Cisl e Uil, che va spostata in avanti di tre mesi per poter dare respiro alle aziende dei servizi, del terziario e dell’artigianato, del settore tessile, abbigliamento e pelli, interessati dalla scadenza. A fine dicembre scade anche l’equiparazione a malattia del periodo trascorso in quarantena dai lavoratori.

TURISMO – Il contraccolpo della pandemia sul turismo e quindi sul settore dell’ospitalità è d’altronde forte. Sulla base dei dati dell’Osservatorio Confindustria Alberghi il 2021 si chiude con un tasso di occupazione delle camere che fa registrare il -48,6%, con punte nelle città d’arte che toccano -58% a Roma e -56,1% a Firenze e con Venezia e Napoli rispettivamente -57% e -43%. Non va meglio sul fronte dei ricavi, dove la perdita media arriva al -55% con le città d’arte che si attestano al -65%. Quest’anno gli arrivi internazionali, sottolinea ancora l’associazione, si fermeranno a 36 milioni: rispetto al 2019 mancano oltre 60 milioni di viaggiatori stranieri e questo impatta sui conti del settore con una perdita di 25 miliardi di euro di spese turistiche. E molti reclamano i ristori.

DISCOTECHE – Disperazione per discoteche e sale da ballo, dopo le nuove chiusure. Devono essere immediatamente ristorate in modo proporzionale alla capienza dei locali, sostiene il comparto intrattenimento-discoteche di Fiepet Confesercenti. Stesso andamento negativo per il settore matrimoni ed eventi privati: il 2021si chiuderà con un fatturato dimezzato rispetto all’ultimo anno pre-Covid, da oltre 50 miliardi di euro a circa 25, con l’aggravante che gran parte dei ristori stanziati con il decreto Sostegni non è ancora arrivata, dice Federmep, la federazione che rappresenta imprese e professionisti del settore.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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