Biden: un anno di presidenza più scuro che chiaro. Americani delusi (40% gradimento)

US President Joe Biden (Photo by MANDEL NGAN / AFP)

WASHINGTON – E’ stato un anno di difficoltà ma anche un anno di enormi progressi: tempestato di domande in un’affollatissima conferenza stampa nell’east Room alla vigilia del suo primo anno alla Casa Bianca, Joe Biden cerca di rilanciare la sua presidenza, segnata negli ultimi sei mesi da una serie di debacle e da un crollo nei sondaggi, che lo danno ora intorno al 40%, peggio di Donald Trump dopo il primo giro di boa.
Un tonfo condiviso con la sua sempre più evanescente vice Kamala Harris, che in questi primi 12 mesi non è riuscita a stagliarsi come sua possibile erede ma con cui il presidente ha promesso di correre nel 2024.

Per questo Biden ha cercato di esaltare con orgoglio il bicchiere mezzo pieno, mettendo in fila tutti i successi della sua amministrazione e dispensando ottimismo sui problemi irrisolti. Ecco quindi i “progressi storici” nell’economia che un anno fa “era sull’orlo del collasso” e che ora può vantare un tasso di disoccupazione del 3,9% (contro il 6,4%) e il record di 6,4 milioni di nuovi posti di lavoro (contro la perdita di 9,4 milioni). O la svolta nella pandemia, con il 74% degli adulti completamente vaccinati (contro l’1% un anno fa) e il 95% delle scuole aperte (contro il 46%).

«Ora siamo in una situazione migliore, non torneremo ai lockdown e alla chiusure delle scuole, ma dobbiamo vaccinarci e proteggerci», ha sottolineato. Tra i successi vantati anche il piano di aiuti anti Covid da 1.900 miliardi e quello sulle infrastrutture da 1.250 miliardi. E, sul piano internazionale, il rilancio della leadership americana, delle alleanze, della difesa dei diritti umani, fronteggiando autocrati e tiranni. Ma quando si era insediato, tra le ferite ancora aperte dell’assalto al Congresso, Biden aveva fatto promesse più ambiziose, compresa quella di unire e pacificare l’America dopo il tumultuoso caos della presidenza Trump. Il suo staff aveva suggerito addirittura paragoni con il New Deal di Roosevelt e con la Great Society di Johnson. Ora invece si trova a fare i conti con le frustrazioni e le delusioni di un Paese ancora più diviso di prima, in parte per colpa di un predecessore deciso a restare sulla scena continuando a cavalcare le false accuse di brogli elettorali. Ma nega di aver fatto promesse eccessive, pur ammettendo di non aver previsto un tale livello di opposizione dei repubblicani.

Il declino è cominciato in estate. Il primo errore è stato promettere che il 4 luglio sarebbe stata la festa dell’indipendenza dal virus: poi sono arrivate le varianti Delta e Omicron, che hanno ripiombato il Paese nell’emergenza con dati record. E nei giorni scorsi la Corte suprema ha cancellato l’obbligo di vaccino nelle grandi aziende. Ora Biden scommette su test domestici e mascherine gratis, ma non basta. In agosto c’è stato il flop sull’arena internazionale, dove il commander in chief aveva garantito che “America is back”: il caotico ritiro dell’Afghanistan, seguito dalla crisi dei sommergibili con la Francia.

Tutti i principali dossier di politica estera restano aperti senza prospettive all’orizzonte: la nuova guerra fredda con la Cina (con l’incertezza ancora sulla rimozione dei dazi), lo stallo dei negoziati sul nucleare con l’Iran (“ma non è ancora il momento di abbandonarli”), la ripresa dei lanci missilistici della Corea del Nord. E, in primis, il pericoloso braccio di ferro con Mosca sull’Ucraina, nel quale ha messo in guardia Vladimir Putin: «penso che non voglia una guerra su larga scala ma che stia testando gli Usa e la Nato», ha detto ipotizzando un’incursione di tipo minore. «Tuttavia sarà un disastro per la Russia se invade l’Ucraina», ha ammonito evocando sanzioni severe e perdite umane.

La ripresa economica invece è avvelenata dalle strozzature della catena di fornitura, dal caro benzina e da un’inflazione al 7% (al massimo dopo 40 anni): la ricetta è rendere l’economia più produttiva, ha spiegato, apprezzando anche che la Fed ricalibri gli aiuti. L’ultimo smacco sono due senatori democratici che, a causa dell’esigua maggioranza del partito nella Camera alta, bloccano il resto dell’agenda del presidente: il piano da 1.900 miliardi per welfare, educazione e clima (ma è fiducioso che passi in gran parte), le leggi elettorali a tutela del voto (anche su queste ha espresso ottimismo), nonché le restrizioni sulle armi, la riforma della polizia e quella dell’immigrazione, tornata a livelli record al confine col Messico. Il presidente è stato eletto per quattro anni, non per uno, mette le mani avanti la Casa Bianca.

Ma Biden ha poco più di un mese per cambiare la rotta e lanciare un reset: sino al discorso sullo stato dell’Unione del primo marzo davanti al Congresso. Poi sarà troppo tardi per evitare una disfatta alle elezioni di Midterm di novembre, dove i repubblicani – già in vantaggio nelle preferenze di voto – potrebbero conquistare entrambi i rami del parlamento trasformandolo in un’anatra zoppa.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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