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La Ue aggrava le sanzioni alla Russia, ma Putin non se ne cura e va avanti per la sua strada

Di fronte alla forza militare russa in Ucraina, l’Unione Europea ha adottato diversi pacchetti di sanzioni particolarmente severe con l’obiettivo di isolare e ‘strangolare’ – come dichiarato a più riprese dai leader europei – l’economia del Cremlino. Le sanzioni comminate dall’Ue comprendono diversi settori: dall’ambito economico e tecnologico, fino ad arrivare ai trasporti, ai media, alla fornitura di armi al governo ucraino e all’attacco dei patrimoni e dei beni di tutti gli oligarchi russi che stanno appoggiando l’attacco militare di Putin.
La Russia è uno dei primi tre produttori di petrolio. Possiede il 20% delle riserve mondiali di gas. Mosca è anche una potenza agricola, poiché il paese è il più grande esportatore mondiale di grano. Il suo peso su questi mercati solleva interrogativi sulle conseguenze delle sanzioni per i Paesi europei, ma tutti hanno accettato il rischio, anche l’Italia che è uno dei paesi che saranno più colpiti dalle sanzionialla Russia.
Oltre a congelare i beni del presidente russo, Vladimir Putin, e del suo ministro degli Affari esteri, Sergej Viktorovič Lavrov, l’Ue ha imposto misure restrittive nei confronti dei membri del Consiglio di sicurezza nazionale della Federazione russa, di altri membri della Duma di Stato russa, degli oligarchi che hanno appoggiato la politica e la strategia di Putin. Il governo italiano ha fatto sapere che i beni di questi ultimi, che sono stati già messi sotto sequestro, fra ville e yacht di lusso, hanno un valore complessivo di circa 140 milioni di euro.
L’Ue ha deciso di limitare l’accesso della Russia ai più importanti mercati dei capitali. Vietando la quotazione e la prestazione di servizi concernenti le azioni di entità statali russe nelle sedi di negoziazione dell’UE, e introducendo anche nuove misure che limitano in misura significativa i flussi finanziari dalla Russia nell’Ue. Come il divieto all’accettazione di depositi, superiori a determinati importi, di cittadini o residenti russi, alla tenuta di conti di clienti russi da parte dei depositari centrali di titoli dell’Ue e alla vendita di titoli denominati in euro a clienti russi.
Oltre ad aver imposto il divieto di eseguire operazioni con la Banca centrale russa o qualsiasi persona giuridica, entità od organismo che agisce per conto o sotto la direzione della Banca centrale russa, gli stati membri hanno imposto il divieto di investire in progetti cofinanziati dal Fondo russo per gli investimenti diretti, e il divieto di fornitura di banconote in euro. Senza dimenticare, a partire dal 12 marzo, la decisione di escludere le principali banche russe dal sistema Swift.
Oltre ad aver vietato la vendita, la fornitura, il trasferimento o l’esportazione in Russia di beni e tecnologie specifici relativi alla raffinazione del petrolio e aver introdotto delle restrizioni alla prestazione dei servizi connessi, l’Ue ha anche imposto il divieto di esportazione.
Gli stati membri hanno deciso di negare il permesso di atterraggio, decollo o sorvolo relativi al loro territorio a qualsiasi aeromobile operato da vettori russi, anche in funzione di vettore commerciale, o a qualsiasi aeromobile immatricolato in Russia ovvero a qualsiasi aeromobile non immatricolato in Russia ma posseduto, noleggiato o altrimenti controllato da persona fisica o giuridica russa.
I diplomatici, gli altri funzionari russi e gli imprenditori non possono più beneficiare delle disposizioni sulla facilitazione del rilascio dei visti, che consentono un accesso privilegiato all’Ue.
L’Ue ha dato il via libera a misure di assistenza a titolo dello strumento europeo per la pace (EPF) che contribuiranno a rafforzare le capacità e la resistenza delle forze armate ucraine al fine di difendere l’integrità territoriale e la sovranità del paese nonché di proteggere la popolazione civile dall’aggressione militare in corso. Le misure di assistenza, per un valore totale di 500milioni di euro, finanzieranno l’invio di attrezzature e forniture alle forze armate ucraine, comprese, per la prima volta, attrezzature letali.
Ma, nonostante tutto questo arsenale messo in campo da Von der Leyen e compagni della Ue, Putin va avanti e minaccia a sua volta di controbattere con altre misure queste sanzioni che ritiene quasi un atto di guerra nei confronti della Russia. E nel frattempo tutti i leader occidentali a parole sostengono Zelensky, promettono mari e monti, ma senza particolari risultati concreti sul campo. Consapevole di questo il presidente ucraino ha recentemente dichiarato se non riceverà aiuti militari che mettano in gradi il Paese di difendersi, ne trarrà l’amara conclusione che anche i leader occidentali stanno lentamente uccidendo l’Ucraina. Una prospettiva che nessuno per ora accetta, ma che sembra costituire in prospettiva una dura realtà. Nei colloqui con Putin il presidente Macron ha riferito che il russo non recede dai suoi progetti, mentre Biden già prepara la successione in caso di morte o di cattura di Zelensky da parte dei russi. Segnali che certo non inducono all’ottimismo il presidente ucraino e tutti i suoi sostenitori.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di FirenzeMail

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