Le regole in vigore

Elezioni, partiti: raccolta di firme e liste, le scadenze. Alcuni potrebbero rischiare l’esclusione

ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA – Resta ancora poco tempo per siglare le alleanze in vista delle elezioni del 25 settembre. La corsa a formare coalizioni non serve solo a garantire l’ingresso in Parlamento ai partiti che da soli sarebbero votati da percentuali limitate di elettori, ma anche a superare uno scoglio legale che riguarda la stessa candidatura delle liste.

La legge prevede che i partiti presentino una lista di candidati sottoscritta dagli elettori, da consegnare alla cancelleria della Corte d’appello. Con la riforma elettorale del 2020 che ha ridotto i collegi della Camera e del Senato sarà necessario avere oltre 56 mila firme. In realtà si ipotizza che gli elettori che firmeranno per il Senato siano gli stessi che firmeranno per la Camera, e dunque le persone da intercettare dovranno essere almeno 36.750. Un numero molto alto per i piccoli partiti da raggiungere in poche settimane.

Ma la legge prevede eccezioni e esenzioni.

Anzitutto i partiti maggiori – e altri più piccoli la cui presenza è però ben consolidata in Parlamento – non avranno l’obbligo citato di presentare le firme alla Corte d’appello. Si tratta delle seguenti formazioni. +Europa. Fratelli d’Italia. Forza Italia. Italia Viva. Lega. Liberi e Uguali. Movimento 5 Stelle. PD. Anche il neonato partito di Luigi Di Maio sarà esentato dalla raccolta firme. Impegno Civico, ospitando al suo interno Centro Democratico di Bruno Tabacci, potrà presentarsi tranquillamente alle urne.

Per gli altri il percorso è in salita.

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Ezzelino da Montepulico


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