Il vertice fra leader di maggioranza

Governo: Meloni-Salvini, primo faccia a faccia. E il leader leghista può tornare ministro dell’Interno. Le richieste di Tajani

La presidente di FdI Giorgia Meloni lascia la Camera dei Deputati dopo l’incontro con Matteo Salvini ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA – Non è scontato che Matteo Salvini rinunci a tornare al Viminale da ministro dell’Interno. Anzi, pare che proprio oggi, 29 settembre 2022, il leader leghista abbia incassato le rassicurazioni di Giorgia Meloni, premier in pectore. Salvini è sempre il numero uno della Lega e il partito, forte di un centinaio di parlamentari, fa valere le sue richieste.

FACCIA A FACCIA – E’ durato un’ora, il faccia a faccia Meloni-Salvini. Meno del colloquio con Antonio Tajani il giorno prima. Quanto basta per fare il punto delle priorità – in testa, il dossier sul caro energia – e scambiarsi opinioni sulla squadra, anche se il risiko di nomi e ministeri è complicatissimo. Entrambi sanno che è solo il primo round. Da qui il silenzio scelto, o imposto, sull’argomento: “Non si è parlato né oggi e né in questi giorni di nomi o incarichi, attribuzioni di deleghe né separazioni di ministeri”, fanno sapere da Fratelli d’Italia. Basta mistificazioni sulla stampa, si precisa dal partito di Giorgia Meloni smentendo i presunti veti nei confronti di Salvini, che rivendicherebbe un ritorno al Viminale. Una richiesta su cui la leader della destra sta cercando una via d’uscita e un’alternativa. In realtà le difficoltà – di rapporti ed equilibri fra alleati – non mancano. Quindi anche con il partito di Berlusconi. Il colloquio con Tajani ( che in giornata ha riferito al Cav) martedì non sembra sia filato liscio, proprio per le richieste di ruoli e rappresentanza che FI avanza e che rivendica al pari della Lega.

CAVALIERE – Una conferma viene da Licia Ronzulli, fedelissima del Cavaliere: “Gli incontri degli ultimi giorni si sono basati su dei macro temi e si è ribadita la pari dignità tra FI e Lega”, osserva. Ronzulli annuncia un vertice a tre nei prossimi giorni, assicurando che “in quella occasione certamente si andrà più in profondità e si farà qualche passo in più”. Nella seconda giornata da ‘premier in pectore’, la leader di Fdi sceglie di restare nel perimetro di Montecitorio, per riunioni e telefonate. Non va alla sede del partito, in via della Scrofa, forse per evitare la ressa dei cronisti all’uscita, nei vicoli stretti del centro. Così, alle 15 riceve Matteo nelle stanze del gruppo parlamentare di FdI. Proprio lì dove a fine gennaio aspettava il ‘capitano’ per ribadire il ‘no’ alla rielezione del presidente Mattarella. Ignara che Salvini avesse già detto sì. Otto mesi dopo tutto è cambiato. E figlio dell’exploit di FdI, anche il clima si trasforma: “grande collaborazione e unità di intenti”, è la versione data dai due partiti in contemporanea alla fine.

SALVINI – La nota aggiunge: “Entrambi i leader hanno espresso soddisfazione per la fiducia data dagli italiani alla coalizione e hanno ribadito il grande senso di responsabilità che questo risultato comporta”. Al coro si aggiunge più tardi Salvini con un videomessaggio agli elettori: “Siamo già al lavoro giorno e notte non sulle poltrone, nomi e ministeri, ma sulle esigenze vere del Paese: affrontare il caro bollette, il problema sicurezza, la qualità della vita, degli stipendi”.

DRAGHI – Parole che fanno da traino all’assemblea convocata a Roma con i suoi quasi 100 nuovi parlamentari. In realtà è solo un nuovo round del confronto interno, inevitabile per il segretario leghista dopo i fermenti post elettorali. Quindi ribadisce: “Al lavoro uniti, questo ci chiede la gente, senza polemiche ma con idee chiare in testa”. Ma a parte il capitolo alleati, alla probabile prossima premier preoccupa la gestione dei conti e la legge di bilancio. Che spera di poter chiudere tenendo alta la sintonia con il governo uscente. Così, dopo Palazzo Chigi, anche FdI smentisce categoricamente che ci sia un “patto Meloni-Draghi”: in altre parole il presidente del Consiglio non ha preso alcun impegno, nè stretto alleanze per farsi garante del suo successore.

Meloni, Salvini, Viminale


Sandro Bennucci

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