Brasile: Lula torna presidente. Vince il ballottaggio con Bolsonaro. E nel Paese scoppia la festa. Biden si congratula

Luiz Inacio Lula da Silva, presidente del Brasile per la terza volta (Photo by NELSON ALMEIDA / AFP)

BRASILIA – Ha vinto Lula, dopo un serratissimo testa a testa con Bolsonaro: 50,83% dei voti contro 49,17%. Terzo mandato da presidente in Brasile, dunque, per Luiz Ignacio Lula da Silva: il candidato del Partito dei lavoratori ha battuto il capo di Stato uscente, Jair Bolsonaro, dopo il serratissimo testa a testa.

“In una delle elezioni più importanti del Brasile, oggi c’è un unico vincitore: il popolo brasiliano”: lo ha detto il presidente eletto, Lula, poco dopo aver vinto il ballottaggio contro Bolsonaro. “Non è una vittoria mia o del mio partito, ma di un immenso movimento democratico – ha aggiunto Lula – La maggioranza del popolo ha lasciato detto chiaro che desidera più democrazia e non meno. Vuole più libertà, più uguaglianza e più fraternità, ringraziando Dio per avermi permesso di uscire da dove sono uscito e arrivare dove sono arrivato”.

Joe Biden si congratula con Luis Inacio Lula da Silva per la sua elezione a presidente del Brasile dopo “libere, giuste e credibili elezioni. Lavoreremo insieme per continuare al cooperazione fra i nostri due paesi nei mesi e negli anni a venire”

Scoppiano felicità e tristezza in tutto il Brasile al termine dello spoglio per il ballottaggio delle presidenziali che ha dato la vittoria a Luiz Inacio Lula da Silva. Caroselli di auto e moto, grida dalle finestre degli appartamenti, suoni di clacson e bandiere al vento riempiono le strade delle principali città. Da una parte i sostenitori dell’ex sindacalista, in lacrime di gioia, dall’altra il silenzio di delusione dei fan di Jair Bolsonaro.

In una nazione spaccata a metà, le elezioni più polarizzate della storia del Paese si riflettono negli umori dei suoi cittadini, divisi da opposte tifoserie come in una finale della nazionale di calcio. A Rio de Janeiro, la seconda metropoli più grande del gigante sudamericano, gli elettori in festa si sono riversati sulla spiaggia, inondando con la loro allegria il quartiere di Copacabana. Mentre anche dalle ‘favelas’ sui morros (colline) partono fuochi di artificio a illuminare il cielo carioca. 

“E’ una vittoria della democrazia”, ha ripetuto il leader di sinistra, salutando quanti hanno accolto il risultato con fuochi artificiali, grida di gioia, lacrime e caroselli in auto. Con l’avenida paulista che attende il nuovo presidente per i festeggiamenti notturni. Nei due mesi spesi a convincere i brasiliani battendo le piazze del colosso sudamericano da nord a sud, l’ex operaio diventato presidente non ha perso occasione per chiedere di far prevalere un modello progressista per il Paese, per riportarlo nell’orbita delle relazioni internazionali (“ora è più isolato di Cuba”), per riaccendere l’attenzione sugli indigenti (“33 milioni soffrono la fame”), per arrestare lo sterminio degli indigeni e lo smantellamento delle foreste dell’Amazzonia.

Una rivincita, per Lula, dopo dodici anni di assenza, quando l’inchiesta Lava Jato, la mani pulite brasiliana lo travolse facendolo finire in carcere per 18 mesi. E un record negativo per Bolsonaro, l’unico presidente a non aver ricevuto la riconferma alla seconda candidatura, in un inedito scontro tra un capo di Stato ed un ex presidente. Dal primo gennaio (data di inizio del nuovo mandato) starà a Lula pacificare il Paese, dove il bolsonarismo ha ormai raggiunto i gangli della società, ma i due mesi di transizione da qui ad allora non si annunciano facili. Visto il margine ristretto, il rischio e il timore di molti è che il presidente uscente possa contestare il risultato elettorale, o comunque gettare benzina sul fuoco, incendiando le piazze, in una riedizione di quanto già visto con Donald Trump e la folla che invase Capitol Hill a Washington.

D’altra parte, non sarebbe la prima volta che nel gigante sudamericano i risultati elettorali vengono messi in discussione. Accadde anche a Dilma Roussef, compagna di partito di Lula, nell’ottobre 2014, quando il suo avversario, il conservatore Aecio Neves (Psdb) contestò la sua vittoria al secondo turno, allungando il sospetto di frodi e manipolazioni. L’ex capitano dell’Esercito nei due mesi di campagna elettorale si è scagliato senza tregua contro il Tribunale superiore elettorale e la sua guida, il giudice Alexandre de Moraes, mettendo in dubbio la trasparenza e la legittimità dell’organismo democratico. Ma non finisce qui.

Nel periodo di transizione il presidente uscente potrebbe varare misure provvisorie ad effetto immediato (con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale), per rallentare, ad esempio, la liberalizzazione della vendita delle armi, accrescendo così il rischio di violenza politica. Tutte preoccupazioni che comunque non hanno intaccato i festeggiamenti dei sostenitori, per quella che il New York Times e gli osservatori politici definiscono una vittoria per l’Amazzonia depredata, per i popoli indigeni umiliati, per le fasce più povere, e per tutti quelli che nei quattro anni del governo Bolsonaro non si sono mai identificati col suo progetto basato su Dio, patria e famiglia. E subito, oltre a Biden, si sono congratulati con Lula i leader dell’America Latina: dal colombiano Gustavo Petro all’argentino Alberto Fernandez, così come hanno salutato con gioia il ritorno di Lula il francese Emmanuel Macron e lo spagnolo Pedro Sanchez.

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Sandro Bennucci

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