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Fisco, nuova ipotesi del governo: flat tax e Irpef con tre soli scaglioni. Forse già nel 2023

L’ingresso della sede dell’Agenzia delle Entrate, Roma,ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

La riforma fiscale del governo Meloni non comprenderà solo la flat tax, che tanto preme a Salvini, ma dovrà essere più completa, riguardando anche l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. In base alle ultime anticipazioni, la riforma fiscale, sotto questo aspetto, dovrebbe andare verso un sistema a tre aliquote. Significa che le proteste, giuste, per i favori agli autonomi a scapito di lavoratori dipendenti e pensionati possono aver fatto breccia nel governo guidato da Giorgia Meloni. Ma la percentuale per lo scaglione sopra i 55mila euro (al 43%) sembra decisamente ancora troppo alta.

Il viceministro al Mef, Maurizio Leo, ha specificato, in un’intervista al Messaggero che “gradualmente e trovando le necessarie coperture, bisognerà andare verso un sistema a tre aliquote. Nel corso della legislatura vorremmo addolcire le aliquote per poi andare a un meccanismo flat, che però rispetti la progressività con meccanismi di detrazioni e deduzioni, senza metterci in contrasto con la Carta costituzionale”. Non ci sono spiegazioni però su come si possa mettere in atto un meccanismo di imposizione a tassa piatta che sia coerente con quanto previsto dalla Costituzione dall’articolo 53, cioè “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Già nel 2021 al Mef si parlava d’introdurre un’Irpef a tre aliquote: 23% fino a 25mila euro di reddito, 33% da 25mila a 55mila euro, 43% sopra i 55 mila euro. Si doveva tener conto delle linee programmatiche esposte da Draghi all’atto della formazione del Governo, perciò si immaginava che la nuova Irpef dovesse garantire la progressività del prelievo, che allora concentrava nella fascia di reddito tra i 15mila e i 50mila euro il 50% dei contribuenti, che dichiaravano il 56% dell’Irpef totale.

Per il 2022, le aliquote sono state 4, il 23% per i redditi fino a 15.000 euro, il 25% da 15.000 a 28.000 euro, il 35% da 28.000 a 50.000 euro e il 43% da 50.000 in su.

Nell’ipotesi delle tre aliquote, secondo quanto ipotizzato dalla stampa, rimarrebbero l’aliquota attualmente più bassa (23%) e quella più alta (43%), mentre le due centrali (del 25 e del 35%) verrebbero unificate in un’unica aliquota del 27%.

Ma si tratta di un argomento delicato, sul quale dovrà essere trovato l’accordo di tutte le componenti di maggioranza e che in Parlamento potrebbe trovare forti obiezioni da parte delle opposizioni.

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