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Stangata di Natale: pranzi, voli e alberghi con prezzi alle stelle. Ed è bufera per il decreto “salva calcio”, uno scandalo

Pranzo di Natale: prezzi alle stelle

Si lamentano, i maggiorenti di Confindustria, perchè i consumi ristagnano e il rischio recessione è sempre vicino. Ma gli italiani, a pochi giorni da Natale 2022, dopo il caro bollette si trovano travolti da un “caro tutto”: dagli alimentari ai viaggi per fine anno. Tra inflazione alle stelle e, appunto, caro-bollette, le feste saranno all’insegna dei prezzi in salita e, a parità di consumi, determineranno per le famiglie una nuova stangata.

SALVA CALCIO – E il governo, che comunque qualcosa ha tentato di fare, viene fortemente criticato per il propvvedimento denominato “salva calcio”. La serie A (e anche le altre federazioni e leghe sportive sportive, ma per somme assai minori) si vedrà spalmata in 60 rate i debiti accumulati per pagare ingaggi stratosferici ai giocatori e percentuali fòri tempo a manager e procuratori. Perchè? Dov’è scritto che il conmtribuente medio, in genere lavoratore dipendente o pensionato, debba aiutare club che hanno sperperato con l’ossessione di un piazzamento Champions?

CODACONS – Il quadro del disagio degli italiani è disegnato dalle associazioni dei consumatori che, dopo la pubblicazione dei dati definitivi Istat sul tasso d’inflazione, lanciano l'”allarme feste” Il Codacons avvisa che “pranzi, cenoni, ristoranti, regali, tutto costerà di più questo Natale”, stimando in 612 milioni di euro la maggiore spesa degli italiani solo per cibi e bevande nel corso delle prossime festività. Mentre Assoutenti, che ha realizzato una apposita indagine sulle vacanze di fine anno, rileva come per viaggiare in Italia o all’estero durante le feste la spesa sarà sensibilmente più elevata a causa dei rialzi dei biglietti aerei e delle tariffe di hotel e strutture ricettive. “

PANE E CARNE – Tra i prodotti più utilizzati per le preparazioni delle pietanze natalizie e che hanno subito aumenti consistenti troviamo il burro (+41,2%), l’olio di semi (+51,4%), la farina (+23,6%), le uova (+21,7%), il riso (+35,4%), la pasta (+23,6%) il pane (+16%) – analizza il Codacons – Mettere la carne in tavola a Natale costerà in media il 10,5% in più, con punte del +18% per il pollo, mentre per un pranzo a base di pesce la spesa sale in media del 10%. La verdura aumenta del 15,2% con punte di oltre il 19% per insalata e cavoli; le arance costano il 13,3% in più. Per i dolci occorre mettere in conto una maggiore spesa del 49,6% per lo zucchero, e anche brindare costerà di più: il vino rincara del 6%, i liquori salgono del 5,5% e lo spumante segna +7,3%. A parità di consumi – stima il Codacons – cenone della Vigilia e il pranzo di Natale, assieme al cenone e pranzo di Capodanno, costeranno agli italiani complessivamente 612 milioni di euro in più rispetto alla spesa sostenuta nel 2021″.

REGALI – L’associazione segnala poi rincari anche sul fronte dei regali, con i prezzi che salgono del 17,9% per le macchine da caffè, del 19,9% per macchine fotografiche e videocamere e del 23,6% per i Dvd. Nella top ten dei regali stilata dall’Unione nazionale consumatori sui dati Istat al primo posto, come da tradizione, svettano i giocattoli; al secondo gli elettrodomestici, dalle tv alle macchine da caffè ed aspirapolvere; al terzo i prodotti per la cura della persona come profumi, dopobarba, creme e trucchi. In quarta posizione si collocano telefoni cellulari, cordless, computer e tablet, stampanti e giochi elettronici; poi i prodotti di cartoleria (libri, calendari, penne, agende) e i casalinghi (utensili, cristalleria, porcellane e ceramiche).

GIOIELLI – Chiudono la top ten gioielli, orologi, cornici, oggetti d’oro o argento, fiori e piante. I gioielli comunque aumentano del 9,4%, mentre creme per il corpo, dopobarba e profumi salgono del 6%. Più costoso infine per il Codacons anche trascorrere le feste al ristorante, dove l’aumento medio dei prezzi è del 6,5%: considerato che tra Natale e Capodanno gli italiani spendono circa 715 milioni di euro di consumi nei ristoranti della nostra penisola, si tratta di un aggravio per le famiglie pari a circa +46 milioni di euro” – calcola l’associazione. Per l’Osservatorio nazionale Federconsumatori la maggior parte degli italiani farà comunque la cena della vigilia di Natale presso la propria abitazione o in quella di parenti e amici, circa il 32,6% prenoterà almeno uno tra il pranzo di Natale e la vigilia di Capodanno fuori casa, presso un ristorante o un locale.

STANGATA – La spesa del cenone viene comunque stimata in rialzo del 13% per Natale e di poco meno del 15% per Capodanno. Assoutenti parla senza mezzi termini di “stangata per chi si sposterà in aereo: le tariffe dei voli nazionali sono rincarate su base annua dell’80,4%, quelle dei voli europei del 94,1%, più che raddoppiati i biglietti dei voli internazionali, saliti del +101,6%. Per volare da Roma Fiumicino a Phuket (Thailandia) imbarcandosi il 24 dicembre e tornando il 2 gennaio, il biglietto di andata e ritorno parte da 2.253 euro – riporta una indagine dell’associazione – Per andare alle Maldive occorre mettere in conto una spesa minima di 1.499 euro; per le Seychelles servono 1.476 euro. 1.284 euro la spesa per volare a Zanzibar, 926 euro per le Mauritius e 425 euro per Sharm el-Sheikh.

HOTEL CARISSIMI – Chi invece resterà in Italia per le feste di fine anno, ma vorrà trascorrere qualche giorno di relax fuori casa, dovrà fare i conti con i rincari di hotel e strutture ricettive, le cui tariffe aumentano in media del 12,9% (m ain alcuni casi si supera anche il 50%) rispetto allo scorso Natale” cui si aggiungono i prezzi degli skipass saliti in media tra il 10% e il 13% rispetto alla scorsa stagione sciistica. “I viaggi di Natale e Capodanno delle famiglie italiane valgono circa 13 miliardi di euro – ricorda il presidente Furio Truzzi – Con i prezzi di voli e hotel a questi livelli, una fetta consistente di cittadini sarà costretta a rinunciare alle partenze, con danni non solo per le famiglie ma anche per le imprese del turismo e per tutto l’indotto”. Ovvio: chi ha pochi soldi cerca di non spendere. Gianni Agnelli sosteneva che i suoi operai dovessero guadagnare cifre sufficienti per potersi comprare la ‘500. Oggi nessuno si preoccupa di fare questi calcoli. Gli industriali si lamentano: ma se in giro non ci sono soldi, non si vede come possa girare nel senso voluto la gran macchina dei consumi.

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Sandro Bennucci

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