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Minimum tax: la Ue fissa aliquota del 15% per le grandi società. L’Italia potrebbe incassare 30 miliardi in tre anni

Aumento in arrivo per i pensionati (Foto Firenze Post)

BRUXELLES – L’Unione europea ha computo un passo importante verso quella che definisce “equità fiscale”. Dopo più di un anno di discussioni politiche e minacce di veto, i 27 Stati membri hanno concordato di adottare un livello minimo di imposta, che sarà fissato al 15% per tutte le grandi società. La riforma, contrastata in diversi momenti da paesi come Irlanda, Ungheria , Estonia e Polonia, è stata salutata come un passo importante per frenare una lunga corsa al ribasso, che ha visto i Paesi di tutto il mondo ridurre gradualmente le tasse societarie per attirare le multinazionali. “La tassazione minima è la chiave per affrontare le sfide che un’economia globalizzata crea”, ha affermato Paolo Gentiloni, il commissario europeo per l’Economia che per mesi ha guidato i negoziati.

L’innovativa misura si basa su un accordo internazionale mediato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e approvato da 137 paesi che rappresentano oltre il 90% del Pil globale, inclusi Stati Uniti, Cina, India e Russia. Gli Stati membri avranno un anno per recepire le regole nella propria legislazione nazionale. A livello globale, secondo le stime dell’Ocse, il secondo pilastro potrebbe generare ogni anno circa 150 miliardi di dollari (141 miliardi di euro) di entrate fiscali aggiuntive. In Italia l’applicazione della tassa si prevede possa portare alle casse dell’erario circa 30 milardi di euro in un triennio.

Al momento, quattro Stati membri dell’Ue hanno aliquote per le imposte sulle società inferiori al 15%: Ungheria (9%), Bulgaria (10%), Irlanda (12,5%) e Cipro (12,5%), mentre altri, come l’Estonia, offrono sconti che possono portarla sotto tale soglia in determinate circostanze.
L’imposta minima sulle società minima si applicherà alle grandi società che realizzano entrate finanziarie combinate superiori a 750 milioni di euro all’anno, ottenute attraverso le loro operazioni nazionali e internazionali. Saranno esentati gli enti governativi, le Ong e i fondi pensione e di investimento.
L’elemento principale della riforma sarà la cosiddetta imposta integrativa: se una società madre con sede nell’Ue ha filiali situate in giurisdizioni che offrono un’aliquota dell’imposta sulle società inferiore alla soglia del 15%, tale società sarà obbligata a pagare la differenza tra l’aliquota minore e quella minima del 15%.

Questa imposta aggiuntiva sarà riscossa dal Paese europeo in cui si trova la società madre. Ad esempio: se una società madre con sede a Berlino ha una filiale in Andorra soggetta a un’imposta sulle società del 10%, il governo tedesco sarà autorizzato a applicare una tassa aggiuntiva del 5% sugli utili ammissibili della società madre, per compensare la differenza.
Inoltre, i governi potranno aumentare le tasse sulle filiali nel loro territorio se queste appartengono a una società straniera che paga un’aliquota dell’imposta sulle società inferiore al 15% nel proprio Paese d’origine.

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