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Giovani europei: poco lavoro e salari bassi. In Italia impieghi a singhiozzo. In Spagna dilaga la disoccupazione

Giovani

Le statistiche di Bruxelles fanno sapere che, dopo la pandemia, e segnatamente nel 2022, l’occupazione, nell’Europa comunitaria, è ripartita. Anche in doppia cifra. Ma con un distinguo: i giovani, non solo in Italia, sono i più malpagati e bistrattati. Per questo cercano di fuggire in Paesi dove gli stipendi sono almeno decenti e la stabilità del posto abbastanza certa. Però non basta prendere atto delle cifre e mettersi a piangere. E’ giusto pretendere condizioni accettabili, ma serve anche una buona percentuale di adattabilità. Ben sapendo che il “lavoro dei sogni” non ti arriva con lo schioccar delle dita.

CONTROTENDENZA – Ma seguitemi e vediamo, intanto, i dati. Secondo le informazioni raccolte dal consorzio di agenzie che compongono la European Newsroom (Enr), il rimbalzo dell’economia europea seguito alla pandemia ha spinto la ripresa del mercato del lavoro, nonostante l’impatto della guerra in Ucraina. Dagli ultimi dati Eurostat, a novembre 2022 il tasso di disoccupazione nell’eurozona è stato del 6,5% e del 6% in Ue, ai minimi dal 1998, data d’inizio delle serie storiche dell’Istituto europeo. I giovani, però, vanno in controtendenza: il tasso di disoccupazione tra gli under 25 ha raggiunto il 15,1% a novembre sia in Ue che nell’eurozona.

SPAGNA – Il caso è particolarmente evidente in Spagna che ha chiuso il 2022 registrando il tasso di disoccupazione più basso dal 2007. Lo scorso anno è entrata in vigore una riforma che ha limitato i contratti di lavoro a tempo determinato e ha portato a un aumento di oltre 4,9 milioni di contratti a tempo indeterminato rispetto al 2021. L’aspetto più sorprendente, tuttavia, riguarda il tasso di disoccupazione giovanile che si è attestato al 32,3% a novembre, il più alto in Ue. Con un picco di quasi il 40%, la disoccupazione giovanile è uno dei problemi più urgenti anche per Sarajevo. Le difficoltà nel trovare lavoro è la ragione principale per cui i giovani lasciano in massa la Bosnia-Erzegovina. Una fuga di cervelli tra le più rilevanti al mondo, definita preoccupante dall’Economist che sottolinea come più della metà dei giovani (51,3%) intenda lasciare il Paese.

ITALIA – In Italia la diffusione di forme di lavoro non-standard ha contribuito a un peggioramento della qualità complessiva dell’occupazione, comportando anche livelli retributivi mediamente più bassi. Il combinarsi di bassa retribuzione oraria e di contratti di lavoro di breve durata e intensità si traduce in livelli retributivi annuali decisamente ridotti. Secondo il rapporto annuale dell’Istat 2022, circa 4 milioni di dipendenti del settore privato (con l’esclusione dei settori dell’agricoltura e del lavoro domestico) sono a bassa retribuzione, cioè percepiscono una retribuzione teorica lorda annua inferiore a 12 mila euro. Circa 1,3 milioni di dipendenti riceve una bassa retribuzione oraria, inferiore a 8,41 euro. Per 1 milione di dipendenti i due elementi di vulnerabilità si sommano. Tra i più penalizzati, giovani sotto i 34 anni, donne e stranieri, con basso titolo di studio, residenti nel Mezzogiorno e occupati nel settore dei servizi.

GERMANIA – Per la Germania, che vanta il tasso di disoccupazione giovanile più basso dell’Ue (5,8% a novembre, dati Eurostat), una delle maggiori sfide del 2023 è rappresentata invece dalla carenza di manodopera qualificata. Per il capo dell’Agenzia federale per il lavoro, Andrea Nahles, uno degli obiettivi per il nuovo anno è il miglioramento del sistema di formazione duale, che ha subito una battuta d’arresto con lo scoppio della pandemia. Il sistema duale tedesco prevede che i tirocinanti dividano il loro tempo tra l’istruzione in una scuola professionale e la formazione in un’azienda. Tra le altre misure indicate da Nahles per mitigare la carenza di professionisti qualificati, anche l’attrazione di immigrati qualificati e l’ulteriore formazione di dipendenti e disoccupati.

SOGNI – Morale? Non servono reddito di cittadinanza o altre amenità, inventate soprattutto in Italia, e nemmeno i “regali” alle aziende sotto forma di sgravi fiscali per chi assume under 30. Perchè sono palliativi. Occorre procedere, sia nel pubblico che nel privato, a un vero ricambio generazionale. Con contratti almeno decenti. Facendo però capire ai ragazzi che, per lavorare, occorre anche grande senso di responsabilità. Se ti offrono un contratto che comprende l’impegno anche la notte, oppure il sabato e la domenica, non puoi storcere il naso. Quando la Poligrafici Editoriale, quasi 50 anni fa, mi offrì un contratto da praticante a Bologna, nella redazione di Stadio, accettai di corsa anche se dovevo fare la notte e tornare a casa, a Firenze, alle 4 del mattino. Dopo alcuni anni venni trasferito a La Nazione. Dove comunque ebbi anche responsabilità che mi tenevano in redazione fino alle 3 di notte. Ed era naturale dover lavorare il sabato e, quasi sempre, la domenica. Vedete, questo giornale, Firenze Post, non ha fatto e non farà mai sconti a nessun governo e a nessun politico, ma condivise la frase della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, che disse: “Lo Stato non può mantenere un ragazzo, o una ragazza, che aspetta il lavoro dei sogni”. Servono, lo sottolineo di nuovo, condizioni d’impiego e di retribuzione accettabili. Ma bisogna anche saper adattarsi. Magari sperando, come nel caso di chi firma questo articolo, che la situazione d’entrata, col tempo, possa cambiare. Ovviamente in meglio.

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Sandro Bennucci

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