Economia: la Fed alza i tassi (più 0,25%). Ai massimi dal 2007. Ora tocca alla Bce

Jerome Powell

NEW YORK – Ecco il nuovo affondo: la banca centrale americana alza i tassi di interesse dello 0,25%, portandoli ai massimi dal settembre del 2007, ma avverte: ci saranno ulteriori rialzi, perché la battaglia contro l’inflazione non è finita. “Abbiamo ancora del lavoro da fare” visto che pur avendo rallentato l’inflazione resta ancora “elevata”, afferma Jerome Powell, sottolineando che probabilmente ci sarà bisogno di un altro “paio di rialzi” prima di una pausa per verificare i pieni effetti dei rialzi del costo del denaro sull’economia e raggiungere una politica monetaria appropriatamente restrittiva, che sarà necessaria per diverso tempo per centrare l’obiettivo del 2%.

“Ridurre l’inflazione implicherà una crescita economica sotto gli standard e un rallentamento del mercato del lavoro. Ma la stabilità dei prezzi è il fondamento dell’economia” e va raggiunta, aggiunge il presidente della Fed. “Andremo avanti fino a quando il lavoro non sarà terminato”, mette ancora in evidenza Powell assicurando l’impegno della Fed a far calare i prezzi tenendo conto degli sviluppi economici e finanziari. Per Powell la sfida è particolarmente complicata. Ma la fine del ciclo rialzista potrebbe essere ormai non più così lontana: nel comunicato finale la banca centrale non fa più infatti riferimento alla ‘velocità’ dei rialzi e parla della loro ‘estensione’, indicando così indirettamente come al suo interno il dibattito è su quando mettere fine al più aggressivo ciclo rialzista degli ultimi 40 anni.

Al momento le chance che la Fed non alzi i tassi in marzo sono limitate al 15%, a fronte di un 85% di possibilità di un nuovo rialzo, probabilmente dell’ordine dello 0,25%. Sull’obiettivo di un ‘soft landing’, un atterraggio morbido, dell’economia di fronte al rialzo dei tassi gravano diverse incertezze. Da un lato l’inflazione e la guerra in Ucraina e dall’altro l’incognita dell’aumento del tetto del debito negli Stati Uniti. Il Tesoro ha già avviato il ricorso a misure straordinarie per evitare di superare il tetto dei 31.400 miliardi di dollari ma – ha avvertito Janet Yellen – gli strumenti attualmente a disposizione di esauriranno agli inizi di giugno. I repubblicani in Congresso chiedono tagli alla spesa in cambio dell’aumento del tetto del debito, ma la casa Bianca finora ha ignorato qualsiasi tipo di richiesta ribadendo in decine di occasione che l’aumento del tetto del debito non può essere soggetto a trattative perché si tratta di far fronte a impegni precedentemente presi.

Per cercare di sbloccare l’impasse, Joe Biden vede lo speaker della Camera, il repubblicano Kevin McCarthy, nel tentativo di spianare la strada al rialzo ed evitare quella che Yellen ha definito una possibile “catastrofe”, ovvero un default degli Stati Uniti. “E’ lavoro del Congresso alzare il tetto del debito. Non si può assumere che la Fed possa proteggere l’economia in default”, dice Powell senza entrare nei dettagli e cercando di svincolarsi dalla polemica politica. La stretta della Fed precede quella attesa per la Bce, che nella seconda metà del 2022 ha alzato i tassi di 2,5 punti percentuali nel tentativo di placare la corsa dei prezzi, schizzati al 10,6% in ottobre.

La stima flash di Eurostat per Eurolandia indica un’inflazione in calo dal +9,2% di dicembre al +8,5% di gennaio, un valore comunque quattro volte superiore all’obiettivo del 2% dell’Eurotower. Proprio per questo l’attesa è per un nuovo rialzo dei tassi di interesse fra meno di 24 ore: gli analisti scommettono su un aumento dello 0,50%, seguito almeno da un’altra stretta della stessa entità in marzo. Una Bce quindi falco anche a fronte di un mercato del lavoro che si mostra resiliente. Il tasso di disoccupazione destagionalizzato in dicembre è rimasto invariato al 6,6%, ai minimi dal 1995.

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Ernesto Giusti


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