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Strage dei Georgofili: il ricordo della notte del 26 maggio 1993. Del cronista e del professor Scaramuzzi (Foto)

La cerimonia di stanotte all’Accademia dei Georgofili (Foto dal profilo social del sindaco, Dario Nardella)

FIRENZE – La strage dei Georgofili trent’anni dopo. Oggi verrà anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a ricordare. Stanotte c’è stata la cerimonia, con Giani, Nardella, i parenti delle 5 vittime, i fiorentini. Ma faccio il salto indietro, come a voler squarciare il velo della memoria. Avevamo titolato, su “La Nazione”, che c’era stata, alle 1,04 di quel 26 maggio 1993, un’esplosione di gas in via dei Georgofili. Con morti e feriti. Un caso doloroso, ma spiegabile. La realtà la scoprii intorno alle 7,30 della mattina quando, appena arrivato sul Piazzale degli Uffizi, vidi uscire dalla porta dell’Accademia, coperti di polvere, Elveno Pastorelli, capo della Protezione civile, e Sandro Federico, capo della Mobile. Quasi in coro mi dissero: “Macchè fuga di gas, hanno messo il tritolo. Un Fiorino carico di tritolo fatto esplodere a distanza”.

Era stata la mafia. Inebetito e incredulo chiamai il giornale… Poi incontrai il professor Franco Scaramuzzi, già rettore dell’Università e presidente dell’Accademia dei Georgofili, il più antico istituto di studi sull’agricoltura. Lui si trovò a dovere fare un resoconto ‘a caldo’, a 4 giorni di distanza, in occasione del consiglio accademico svoltosi alla facoltà di agraria.

Ed eccolo, il racconto, che Scaramuzzi cominciò a scrivere dal pomeriggio stesso del 26 maggio: “La Torre dei Pulci, sede dell’Accademia, era stata sventrata dal Fiorino carico di tritolo fatto saltare alle 1:04 alle spalle degli Uffizi, 5 i morti. E’ stata una tragedia. Ve la voglio raccontare un po’ come l’abbiamo vissuta; è forse il modo più efficace per rendervi partecipi del nostro stato d’animo – così Scaramuzzi iniziava il suo resoconto – …Sono arrivato in p.zza Signoria alle una e quarantacinque circa; Polizia e Carabinieri impedivano di andare oltre. Vi erano molte ambulanze, auto dei Vigili del fuoco e delle Forze dell’ordine… Il questore e l’assessore comunale Giani mi hanno personalmente accompagnato da via Lambertesca a via dei Georgofili. In quell’angolo, in terra, un lago di acqua, macerie, fango. La Torre dei Pulci era squarciata per tutta la sua altezza ed a terra un cumulo di macerie raggiungeva quasi il primo piano. Sulle macerie i Vigili del fuoco con gli idranti cercavano di spegnere le fiamme che uscivano dalle finestre del palazzo di fronte”.

E prosegue: “Ho chiesto subito delle persone; mi è stato detto che vi erano molti feriti…Ho chiesto dell’Angela e della sua famiglia. Nessuno immaginava che nell’Accademia, all’ultimo piano della Torre, vivesse la famiglia del custode…Si sono cercate le liste dei feriti: si sono controllate tutte quelle che arrivavano, via via, dai vari ospedali. Nulla. E’ partito l’allarme: sotto le macerie potrebbero trovarsi delle persone…Ero sconvolto…le ricerche sono durate ore. La prima ad essere ritrovata è stata la più piccina – Caterina -, verso le quattro… aveva appena cinquanta giorni, era stata battezzata la domenica precedente. Un vigile del fuoco correva con questo fagottino bianco in braccio; l’ha messo su un’ambulanza che è partita a tutta velocità e a sirene spiegate. Non aveva detto che era morta. L’ha voluta sottrarre subito a tutti come sperando in un miracolo, Presto si sono evidentemente accorti che non c’era nulla da fare, l’ambulanza infatti si è fermata poco distante, per pochi minuti, poi è ripartita a sirene spente. Poi la più grande delle due figliole, Nadia (di nove anni), poi Angela (la custode dell’Accademia), poi il marito – Fabrizio Nencioni, vigile urbano – …più tardi è stato trovato un altro corpo in un’abitazione di fronte”, Dario Capolicchio, 22 anni, studente di architettura: “Così mi si è presentata la tragedia umana”.

“Vi descriverò ora il disastro delle cose, così come l’ho visto da quella notte – proseguiva Scaramuzzi -. La prima constatazione è stata quella del crollo completo di una ‘fetta’ della Torre dei Pulci, dal tetto alla terra…’ , poi, quando ancora non si conosceva la vera causa dell’esplosione, “l’angoscia”, durata fin quasi all’alba, che potesse essere stata la caldaia dell’Accademia. Quando, nella tarda mattinata, fu aperto l’ingresso sugli Uffizi “ci si è presentato uno spettacolo allucinante, inimmaginabile”.


Sandro Bennucci

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