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Migranti: niente accordo nel consiglio Ue. Meloni ha tentato di mediare con Ungheria e Polonia

Giorgia Meloni

BRUXELLES – Ha provato fino all’ultimo, Giorgia Meloni, a mediare con Polonia e Ungheria per l’accordo europeo sui migranti. Niente da fare. Il passo avanti fatto segnare ieri, diventa un passo indietro oggi, 30 giugno 2023, per colpa di Orban e Morawiecki.

I quali hanno sottolineato come, nel contesto dei lavori in corso sul patto sulla migrazione e l’asilo, “sia necessario trovare consenso su un’efficace politica in materia di migrazione e asilo, che, nel contesto delle misure di solidarietà, la ricollocazione e il reinsediamento dovrebbero essere su base volontaria e che tutte le forme di solidarietà dovrebbero essere considerate ugualmente valide e non fungere da potenziale fattore di attrazione per la migrazione irregolare”.

Una posizione che rende impossibile l’unanimità su quella proposta che rendeva sì volontaria la ricollocazione, ma con la previsione di un pagamento in denaro da parte dei Paesi che decidessero di non accettare migranti. Una posizione che almeno in apparenza non scompone Meloni, che ribadisce di essere interessata più all’approccio alla migrazione esterna che sui cosiddetti movimenti secondari: “Capisco la posizione di Polonia e Ungheria, ognuno fa i propri interessi – dice – Finché cerchiamo soluzioni su come gestire i migranti una volta che sono sul suolo europeo, non troveremo una soluzione. Quindi bisogna concentrarsi sulla dimensione esterna. Insomma, “quello su cui stiamo lavorando comprende tutti i Paesi europei”. 

La Premier ha comunque tentato fino alla fine di trovare una quadra, incontrando privatamente i due leader, senza però raggiungere l’obiettivo: “Ho tentato una mediazione fino all’ultimo, continuerò a lavorarci – assicura – la questione che pongono polacchi e ungheresi non è peregrina, perché sono i due Paesi che più di tutti si stanno occupando dei profughi ucraini”.

Il Consiglio e la Commissione, dal canto loro, assicurano che continueranno a monitorare attentamente ea garantire l’attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo e riferiranno di conseguenza. L’esito del Consiglio europeo però fa muovere all’opposizione dure critiche al lavoro italiano: per Giuseppe Conte, infatti, “abbiamo una Meloni aggressiva e arrogante in casa, in preda al panico su tutti i dossier europei e su tutti i dossier che contano all’estero. Se tu sei indecisa su tutto, e non sai che pesci prendere, a quel punto non esprimi una strategia e gli amici ti tradiscono, i paesi fondatori non ti seguono e ti ritrovi condannata all’irrilevanza e all’ininfluenza”. Bene. Bisognerebbe però chiedere all’ex premier quali sono i risultati portati a casa da lui medesimo quando era sulla poltrona più alta di Palazzo Chigi.

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Ernesto Giusti


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