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Putin ordina agli 007 russi di uccidere Prigozhin. Mistero sul generale Surovikin. Ed è caccia a 30 ufficiali

Vladimir Putin

La Cia e i servizi segreti di Mosca hanno avuto un contatto telefonico. E’ stato il primo dopo l’ammutinamento di sabato 24 giugno 2023. Il direttore della Cia William Burns ha sentito la sua controparte russa dopo il fallito ammutinamento di Wagner. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali Burns ha parlato con Sergei Naryshkin, il capo dei servizi di intelligence esterni della Russia, al quale avrebbe ribadito che gli Stati Uniti non erano coinvolti nel caos interno russo.

Intanto il mondo s’interroga su chi saranno le vittime delle ‘purghe putiniane’. Primo obiettivo, ovviamente, il capo della compagnia militare privata Yevgeny Prigozhin, scomparso dai radar: secondo Kiev, i servizi d’intelligence interni russi (Fsb) hanno già ricevuto l’ordine di eliminarlo. Ma il mistero permane anche sul generale Serghei Surovikin, sospettato secondo alcuni media di essere stato non solo simpatizzante ma addirittura un membro segreto della Wagner, insieme a decine di altri alti ufficiali.

Il capo dell’intelligence militare ucraina, Kyrylo Budanov, si è detto sicuro che Vladimir Putin abbia dato l’ordine di uccidere Prigozhin, anche se i “tentativi di assassinio non saranno veloci” perché sarà necessario del tempo per avere “approcci adeguati”. Per Volodymyr Zelensky, invece, è Putin a rischiare nel clima d’incertezza creatosi dopo i fatti dello scorso fine settimana. “Putin ora è più minacciato di me, ci sono più persone che vogliono ammazzarlo”, ha detto il presidente ucraino.

Altro grande punto di domanda riguarda la sorte del generale Surovikin, ex comandante in capo delle operazioni in Ucraina (fino allo scorso gennaio) e capo delle forze aerospaziali. A Mosca continuano a circolare le voci di un suo arresto, per essere stato come minimo a conoscenza dei progetti d’insurrezione wagneriani, e forse complice. O addirittura membro onorario fin dal 2017 della compagnia privata, come scrive il sito Dossier Center dell’oligarca Mikhail Khodorkovsky, nemico di Putin, che ne indica anche il presunto numero di badge personale: M-3744. La caccia è ora aperta per identificare gli altri 30 ufficiali che sarebbero stati ammessi nella Wagner, di cui il sito di Khodorkovsky promette di fare presto i nomi.

Due giorni fa, quando a tarda sera si era diffusa la voce – mai confermata – di un arresto di Surovikin, si diceva che con lui fosse finito nel carcere di Lefortovo anche il suo vice, il generale Andrey Yudin. Quest’ultimo, parlando con il sito Ura.ru, ha smentito, dicendo di trovarsi “a casa in vacanza” e di non sapere dove si trovi il suo capo. In Ucraina e negli altri Paesi vicini ai ferri corti con la Russia si diffondono intanto i timori incontrollati che la Wagner, esplosa come un bubbone, possa diffondere la sua influenza velenosa nella regione, sotto forma di azioni anche inconsulte dei suoi ex miliziani.

Una prova di questo clima di sospetto è quanto avvenuto oggi all’aeroporto di Chisinau, dove, secondo quanto ricostruito dalle autorità, un cittadino del Tagikistan al quale era stato negato l’accesso in Moldavia si è impossessato della pistola di un poliziotto e ha aperto il fuoco uccidendo due agenti. Il sito moldavo Puls media, invece, ha affermato che si trattava di un militare russo, forse membro della Wagner.

Intanto si cerca di capire cosa pensino i russi di quello che è successo. La conclusione a cui arriva il centro statistico indipendente Levada è che a guadagnarci è stato proprio Putin, che vede il suo grado di popolarità immutato all’83% mentre quello di Prigozhin si è dimezzato, al 29%, e quello del ministro della Difesa Serghei Shoigu, principale obiettivo degli attacchi del capo della Wagner, ha subito un ridimensionamento dal 60% al 48%.

Ci sono segnali che abbia cominciato a sgretolarsi l’impero – non solo militare – di Prigozhin. Alcuni canali Telegram riferiscono che è stato chiuso il suo gruppo mediatico Patriot, che controlla tre siti. Per quanto riguarda invece la possibilità che la Wagner mantenga le sue attività militari in Africa, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha fatto sapere che “spetterà ai governi dei rispettivi Paesi decidere se siano interessati a mantenere questa cooperazione per garantire la sicurezza”.

Mosca, insomma, dice di lavarsene le mani. Quello che conta, ha affermato Lavrov, è che “la Russia è sempre emersa più forte da ogni sfida, e così sarà anche questa volta”. Insomma, si è trattato solo di “molto rumore”, ha aggiunto il ministro degli Esteri. Una valutazione ovviamente in contrasto con quella del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, secondo il quale in Russia “si vedono crepe e divisioni”. Mentre il premier indiano Narendra Modi, in una telefonata con Vladimir Putin, avrebbe “espresso comprensione e sostegno” per le azioni del governo russo in seguito alla rivolta. L’informazione arriva dal Cremlino.

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Ernesto Giusti


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