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Ucraina: Putin annuncia il “ricatto del grano”. Fine dell’accordo. Milioni di persone senza pane

MOSCA – A Kiev lo bollano come “il ricatto di Putin”. Di fatto la Russia ha deciso di non rinnovare l’accordo sul grano. L’annuncio è arrivato oggi, 17 luglio 2023, dal Cremlino, nell’ultima giornata prima della scadenza dell’intesa che un anno fa scongelò le esportazioni via mare di cereali dall’Ucraina in guerra. Ma anche – e potrebbe non essere un caso anche se Mosca nega – poche ore dopo l’attacco al ponte di Crimea.

“Sfortunatamente la parte di questi accordi relativa alla Russia non è stata ancora attuata, quindi la sua validità è terminata”, ha dichiarato il portavoce di Putin, aggiungendo però anche che “non appena la parte russa degli accordi sarà soddisfatta, la Russia ritornerà immediatamente all’attuazione dell’intesa”. Da tempo Mosca minacciava di ritirarsi dal patto sul grano sostenendo che “gli ostacoli” alle sue esportazioni di cereali e di fertilizzanti non fossero stati rimossi come concordato in un accordo parallelo a quello sul grano ucraino. Ora l’annuncio del Cremlino preoccupa il mondo intero, aumentando i timori per la sicurezza alimentare globale.

“A pagare il prezzo saranno centinaia di milioni di persone che affrontano la fame e i consumatori che stanno affrontando una crisi globale del costo della vita”, ha avvertito il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Dure critiche a Mosca sono arrivate anche da Londra, Parigi, Berlino, da Washington – che ha parlato di “un atto di crudeltà” – e dall’Ue, con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha definito “cinica” la decisione del governo russo. “Il tema sarà affrontato al vertice sulla sicurezza alimentare a Roma il 24 luglio”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre secondo il capo della diplomazia ucraina Dmytro Kuleba “i prezzi in tutto il mondo aumenteranno di nuovo”. Zelensky ha sostenuto che Kiev è pronta a continuare a esportare cereali via mare anche senza la Russia.

“Non abbiamo paura. Siamo stati contattati da società che possiedono navi. Hanno detto di essere pronte”, ha dichiarato il presidente ucraino. Ma la situazione ora pare ovviamente più complicata, anche se Erdogan, gran mediatore dell’intesa, ha cercato di mostrare ottimismo: “Nonostante la dichiarazione di oggi, credo che il presidente della Federazione Russa, il mio amico Putin, voglia la continuazione di questo ponte umanitario”, ha detto l’autoritario leader turco, aggiungendo che intende parlare di questa questione con Putin in un incontro ad agosto in Turchia. Le conseguenze di questa mossa del Cremlino potrebbero essere potenzialmente molto gravi.

L’accordo, siglato un anno fa da Mosca e Kiev con la mediazione delle Nazioni Unite e, appunto della Turchia, ha infatti consentito all’Ucraina di riprendere le esportazioni di cereali dopo il blocco dei suoi porti da parte della Russia. Nei primi cinque mesi di guerra, gli scali ucraini sul Mar Nero erano rimasti completamente fermi, ma l’intesa siglata la scorsa estate aveva sbloccato la situazione consentendo di esportare via mare quasi 33 milioni di tonnellate di cereali ucraini. L’intesa aveva permesso di ristabilizzare i prezzi dei cereali dopo mesi di pericolosi rincari e aveva anche l’obiettivo di alleviare la crisi alimentare mondiale venutasi a creare.

L’Ucraina è infatti uno dei maggiori produttori di cereali al mondo, prima della guerra produceva circa un decimo del grano mondiale, e l’anno scorso l’Onu aveva avvertito del rischio di carestie in alcune zone dell’Africa e del Medio Oriente se Kiev non avesse potuto esportare via mare i suoi cereali. La decisione di Mosca ha fatto subito aumentare di un modesto 4% il prezzo del grano a Chicago, anche se dall’entrata in vigore dell’accordo, un anno fa, il prezzo è sceso di oltre il 23%. Il segretario generale dell’Onu Guterres ha affermato di aver proposto a Putin di riconnettere al sistema bancario internazionale Swift una sussidiaria della principale banca agricola russa. Ma non è bastato. E la stessa missione russa alle Nazioni Unite ha fatto sapere che, al momento, non sono previsti ulteriori negoziati.



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