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Camera: resta stretta sui vitalizi. Fassino protesta e sbandiera il suo cedolino. Gelo di Schlein

Piero Fassino sbandiera il suo cedolino con 4.718 euro mensili (Foto Camera dei deputati)

ROMA – Resta la stretta sui vitalizi. Montecitorio però registra polemiche al momento di votare il bilancio della Camera. Fassino sventola il suo cedolino d 4.718 euro al mese e annuncia voto contrarionalla stretta. Gelo di Elly Schlein: “Fassino ha parlato a titolo personale, noi ci battiamo per il salario minimo”.

L’aula approva con 240 voti favorevoli, 5 contrari e 24 astenuti l’ordine del giorno a prima firma Foti (FdI) che impegna il collegio dei questori a “mantenere per tutti i beneficiari, deputati ed ex deputati, la vigente normativa di calcolo su base contributiva” per il calcolo “delle indennità di fine mandato spettanti”.

Il riferimento, esplicitato nel testo è, per contrapposizione, al fatto che “nelle scorse settimane, il Consiglio di Garanzia di secondo grado del Senato della Repubblica ha deliberato la cancellazione del taglio dell’indennità di fine mandato spettante agli ex Senatori maturati prima dell’anno 2012”. A tal proposito è Giovanni Donzelli a partire all’attacco, puntando il dito contro le “consapevoli menzogne di Giuseppe Conte”, accusato dal deputato Fdi per aver imputato al centrodestra la decisione del Senato. Il capogruppo pentastellato Francesco Silvestri replica prontamente: “Il collega Donzelli attacca il M5S in una dichiarazione su un ordine del giorno che chiede il mantenimento di una cosa che ha fatto il M5S! Ora va bene la labirintite, però mi sembra un po’ paradossale”.

Non partecipa alla ‘caccia ai privilegi’ il deputato Pd Stefano Fassino, che annuncia il suo voto contrario e punta il dito contro “la demagogia” del testo. L’ex segretario Ds sventola poi in aula il cedolino con il suo stipendio da parlamentare: “Uno dei luoghi comuni è che i parlamentari godano di stipendi d’oro: qui ho il cedolino di luglio 2023, da cui risulta che “l’indennità netta di ciascun deputato è di 4.718 euro al mese. Sono una buona indennità, ma non sono stipendi d’oro”, mette in chiaro. La segretaria dem Elly Schlein non apprezza: “Fassino ha parlato a titolo personale, in dissenso rispetto al voto del Pd. Noi continuiamo a batterci per il salario minimo”, dice chiaro in serata. In realtà, con l’odg a prima firma Lupi, un pensierino all’equiparazione della loro indennità a quella dei senatori, più alta di qualche centinaia di euro, lo avevano fatto.

Anche in questo caso, però, il testo viene riformulato e reso più blando, impegnando il collegio dei questori “a valutare l’opportunità di avviare un confronto con i competenti organi del Senato della Repubblica volto a verificare la possibilità di una convergenza della disciplina di istituti comuni ai due rami del Parlamento”.Non mancano, infine, alcuni odg che rivelano piccole necessità dei parlamentari: ok ad un posteggio delle biciclette e dei monopattini, con l’installazione diapposite rastrelliere; sì all’utilizzo del QR Code per la consultazione del menù del ristorante interno di Montecitorio; impegno a valutare l’opportunità di integrare l’offerta degli snack nei distributori automatici con alimenti biologici e di verificare la possibilità che in uno dei Palazzi della Camera sia individuato uno spazio da dedicare ai lavoratori che optino di portarsi il pasto da casa.

Quindi la battaglia di FdI in nome del “decoro” in aula. L’ordine del giorno a prima firma Caiata prevedeva il “divieto indistinto per chiunque – parlamentare, collaboratore, dipendente o visitatore – dell’utilizzo di scarpe da ginnastica ogni qualvolta acceda nelle sedi della Camera”, e “l’obbligo per i deputati, collaboratori, dipendenti e visitatori di sesso maschile di indossare sempre la cravatta” viene riformulato. Nel nuovo testo si invita l’Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori, per le rispettive competenze “a valutare l’opportunità di introdurre specifiche disposizioni volte a prevedere che l’abbigliamento dei deputati, dei dipendenti e di tutti gli altri frequentatori delle sedi della Camera sia consono alle esigenze di rispetto della dignità e del decoro dell’istituzione”.

Il tema in ogni caso fa discutere. “Quando, in un momento in cui gli italiani soffrono per andare a fare la spesa nei supermercati nell’altro ramo del Parlamento si vogliono reintrodurre i vitalizi, non c’è una perdita di credibilità e di decoro per le istituzioni? – esordisce il vicepresidente M5S Riccardo Ricciardi – Per noi, una Ministra che arriva in Senato e mente al Senato è una questione di decoro sostanziale, per noi, un Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti che insulta un prete antimafia è una questione di decoro sostanziale”, incalza. I deputati della maggioranza rumoreggiano. Giorgio Mulè, vicepresidente di turno, prova a intervenire: “Capisco l’iperbole, anche il cappello, però non può diventare un sombrero, perché poi andiamo fuori tema. Cerchiamo di stare sull’ordine del giorno, grazie”, dice.

Il dem Federico Fornaro manifesta un altro tipo di perplessità: “A me risulta che ci siano già specifiche disposizioni, in questo momento: non è che noi possiamo entrare in quest’Aula come vogliamo – argomenta – Se io, adesso, mi tolgo la giacca…”. “No, no, non lo faccia, sennò magari qualcuno apprezza…”, il nuovo pronto intervento di Mulè. Per la Lega interviene Simonetta Matone: “Se è vero che per prassi, gli uomini entrano con la giacca, ritengo irrispettoso venire qui in abbigliamenti da spiaggia, mi riferisco alle donne, e in abbigliamenti sportivi, come le scarpe da ginnastica … Noi non stiamo facendo footing”.

L’ex segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova ne fa una questione di etimologia: “Il termine ‘scarpe da ginnastica’ è anche un po’ démodé, nel senso che nel frattempo la calzatura, cosiddetta da ginnastica, si è un po’ evoluta – spiega – Per quel che riguarda l’obbligo di cravatta, credo che sarebbe un anacronismo”. Alla fine l’odg viene approvato con 181 voti favorevoli e 100 contrari e la palla passa – dopo la pausa estiva – all’ufficio di presidenza.


Sandro Bennucci

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