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Crollo a Firenze, i pm: nel cantiere “diverse criticità” e operai irregolari. Ma l’Asl, in gennaio, non aveva rilevato nulla

Vigili del fuoco a lavoro da 4 giorni nel cantiere di via Mariti

FIRENZE – Il 12 gennaio 2024, i servizi dell’Asl Toscana Centro fecero controlli nel cantiere di via Mariti senza rilevare alcuna irregolarità, come ha affermato anche oggi, 19 febbraio 2024, il direttore del Dipartimento Prevenzione, Renzo Berti. Scenario completamente diverso, quello di un mese fa, rispetto al sopralluogo dei magistrati inquirenti. Il procuratore capo, Filippo Spiezia, nell’incontro con i giornalisti ha definito cantiere con “diverse criticità”, quello dove sono morti quattro operai e si sta lavorando giorno e notte per recuperare il corpo del disperso.

Un cantiere con problemi che gli inquirenti hanno constatato quasi a colpo d’occhio già nella prima ispezione dopo il crollo del 16 febbraio. “Il dato molto empirico che ci siamo fatti da un primo sopralluogo – ha sottolineato Spiezia – è che vi fossero diverse criticità, che abbiamo constatato nel momento in cui ci siamo portati nel cantiere” per il nuovo supermercato dell’Esselunga. Confermata anche l’indagine sugli operai, alcuni dei quali sarebbero risultati senza permesso di soggiorno.

Spiezia non specifica quali sono i problemi specifici e mantiene la linea del “massimo riserbo” sulle indagini. Tuttavia, un cantiere critico è la prima fotografia su cui si è focalizzata subito la ricostruzione della procura di Firenze per accertare cause e responsabilità del cedimento strutturale che ha provocato quattro morti, un disperso ancora da trovare, tre feriti gravi. Un’altra decina di operai lavorava nell’area vicina e sono scampati per miracolo al disastro.

Al momento non ci sono indagati. Però il procuratore ha detto che gli uffici stanno per ricevere le prime relazioni dai vari organismi di polizia giudiziaria, dopodiché potrebbero esserci le eventuali iscrizioni di garanzia. “Siamo in attesa di ricevere le prime comunicazioni formali”, ha affermato Spiezia. Invece sulla dinamica che ha causato il crollo della trave – o di un suo elemento specifico che non sarebbe stato ancora ben fissato; si ipotizza in gergo un dente, un mozzo, uno snodo non stabilizzato – “è prematuro, non possiamo dire nulla”, ha affermato il procuratore.

Spiezia ha rivendicato però che l’ufficio “ha adottato da subito tutte le iniziative per assicurare all’inchiesta immediatamente le principali fonti di prova”; anche se “il lavoro di acquisizione di tutte le fonti non è ultimato però possiamo dire che abbiamo messo al riparo i principali dati probatori che ci serviranno per le ricostruzioni, anche di tipo tecnico”.

I documenti di cantiere e anche i progetti possono darsi per acquisiti (ci sono quelli depositati presso gli uffici comunali che danno i permessi a costruire), così come ci sarebbero già i verbali di primi testimoni sentiti a sommarie informazioni. Si tratterebbe di progettisti e tecnici. L’opera coinvolge decine di ditte nelle varie fasi di costruzione. Solo tre quelle a cui appartenevano gli otto tra vittime e feriti.

La polizia postale è andata a cercare documenti alla sede centrale della Rdb a Atri, in provincia di Teramo, l’industria che produce le travi prefabbricate, che poi vengono montate per organizzare lo scheletro di edifici come questo a uso commerciale o industriale. Anche altre aziende hanno avuto richiesta di documenti da organismi investigativi.

La grande trave crollata è stata rimossa la notte tra domenica e lunedì. Si muoveva ancora ed è stata tolta. Resta sequestrata, è corpo di reato. Levarla ha reso più sicure le ricerche da parte dei vigili del fuoco dell’ultimo disperso Bouzekri Rachimi, 56 anni, marocchino.

Su quattro extracomunitari (tre morti e il disperso; la quinta vittima è l’italiano Luigi Coclite) due sarebbero irregolari col permesso di soggiorno, ha detto il procuratore. Il quale ha rivelato un altro sforzo in atto negli accertamenti: quello sulle identificazioni delle salme.

“C’è il problema di abbinare i nomi ai corpi – ha detto Spiezia – perciò è iniziata anche una complessa attività di identificazione su ciò che resta di questi poveri operai, avviata con l’ausilio di esperti e che richiede competenze specifiche, anche di tipo genetico perché questi corpi sono davvero in condizioni drammatiche”. 

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Gilda Giusti

Redazione Firenze Post

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