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Vertice Ue: Orban si congratula con Putin. I 27 arrancano sulla difesa. Giorgia Meloni sul WSJ: “Non voglio far paura”

Giorgia Meloni arriva al vertice Ue (Foto Governo.it)

BRUXELLES – Prima di raccontare le difficoltà dell’Unione Europea sulla guerra in Ucraina, con Orban che inneggia Putin e gli altri leader che cercano, senza trovarla, una via d’uscita sulla difesa comuner, conviene soffermarci su Giorgia Meloni. O meglio: sulla foto della che, mercoledì 20 marzo 2024, in aula, si era coperta la testa con la giacca. Foto apparsa oggi in prima pagina sul Wall Street Journal, accompagnata dalla frase che il leader dei Verdi Angelo Bonelli le aveva appena rivolto: “Don’t Look at Me With Your Disturbing Eyes”, non mi guardi con quegli occhi inquietanti.

Su quello scatto è tornata la stessa Meloni che ha ironizzato sui social: “Noto lo scalpore di diversi esponenti dell’opposizione perché alle parole del leader dei Verdi Bonelli ho risposto coprendomi ironicamente il volto per non destare ansietà al collega”. Nel post, la premier si è poi “scusata con il collega e con chiunque altro possa eventualmente sentirsi intimorito”.

Ed ora torniamo a bomba: anzi ai problemi difensivi dei 27: che al vertice Ue cercano uno scatto in avanti sulla difesa perché il futuro non promette nulla di buono e il tempo della pace, con i suoi dividendi, è ormai alle spalle. Che si debba fare di più, per l’Ucraina nell’immediato e per l’Europa stessa nel medio periodo, è abbastanza chiaro a tutti. Sul come dare all’Unione Europea quell’autonomia strategica necessaria a tenere testa alla Russia di Putin, però, non c’è al momento accordo. Tutto gira intorno ai soldi. E all’eterno dibattito debito sì-debito no. Ad aumentare il carico ci pensa poi il solito Viktor Orban: il suo portavoce, nel pieno del Consiglio, ha dichiarato che il premier magiaro si è ufficialmente “complimentato” con Putin per la sua rielezione. Unico leader europeo a farlo, al netto del serbo Vucic, che però è fuori dal perimetro dell’Ue.

Nella lettera al Cremlino, Orban sottolinea che “la cooperazione tra Ungheria e Russia, basata sul rispetto reciproco, consente importanti discussioni anche in contesti geopolitici difficili” e ricorda come Budapest sia impegnata per “raggiungere la pace”. Nulla di più diverso dall’atmosfera che si respira al Justus Lipsius. Certo, alcuni Paesi si dicono allarmati per il tono eccessivamente pessimista espresso dal altri Stati membri. “La guerra non è imminente, non spaventiamo i cittadini”, ha detto l’alto rappresentante Josep Borrell, che però ha ribadito la necessità di “prepararci per il futuro e aumentare le nostre capacità di difesa”. In apertura del vertice, dopo il pranzo con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, i leader si sono però collegati con Volodymyr Zelensky e si sono trovati davanti un presidente alquanto irato. “Vi ringrazio per gli aiuti militari”, ha assicurato. “Ma le munizioni sono una questione vitale ed è umiliante per l’Europa la scarsa fornitura: potete darne di più ed è fondamentale dimostrarlo ora”.

Eppure i 27 si sono dati da fare. Il nuovo strumento di assistenza militare all’Ucraina da 5 miliardi è stato approvato e sul tavolo dei leader c’è la proposta sull’uso dei profitti degli asset russi per comprare armi (e munizioni) a Kiev. La bozza di conclusioni, sul punto, invita il Consiglio a “portare avanti il lavoro” e, in generale, non si riscontrano criticità insormontabili, persino da parte dei soliti sospetti. Come appunto l’Ungheria, che si dice “aperta” al negoziato (la parte di extragettito, il 10%, incanalata vero l’aiuto civile pare disegnata apposta per soddisfare le esigenze dei neutrali nonché di Budapest).

Per quanto riguarda invece le risorse da destinare al riarmo europeo, il compromesso al momento sembra essere quello di chiedere alla Commissione un rapporto sulle “possibili opzioni”, da discutere al vertice di giugno. La Francia, insieme ai Baltici, la Romania e il Portogallo, ha fatto però circolare una lettera, indirizzata all’alto rappresentante, in cui si cita espressamente l’ipotesi di “debito comune europeo”, da percorrere anche unitamente ad altre soluzioni, come nuove linee guida per la Bei.

“Dopo il Covid, abbiamo messo in campo strumenti senza precedenti e anche ora, alla luce dell’aggressione russa, dobbiamo fare la storia”, si legge nella lettera, in cui si fa riferimento persino alla necessità di arrivare a un’economia di guerra per far fronte a Mosca. Ecco, sono questi i toni che certe capitali giudicano “esagerati”.

Ma non c’è solo il conflitto in Ucraina a campeggiare nell’agenda del primo giorno del vertice: l’Ue, infatti, deve fare i conti anche con il Medio Oriente e la crisi in corso a Gaza. La posizione ufficiale dell’Unione Europea è ferma a ottobre, con la richiesta di “pause umanitarie” (al plurale).

Ecco, nell’ultima bozza di conclusioni il Consiglio Europeo “chiede una pausa umanitaria immediata che porti a un cessate il fuoco sostenibile, al rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi e alla fornitura di assistenza umanitaria”. Si vedrà se il linguaggio sopravvivrà al confronto (Repubblica Ceca e Ungheria avevano delle remore). Giorgia Meloni, durante l’incontro con Guterres, ha auspicato la “pausa immediata” e ha evidenziato come l’Ue “possa e debba giocare” un ruolo di primo piano nella soluzione della crisi.



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