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Roccella zittita da 50 liceali agli stati generali della Natalità. Meloni: “Azione ignobile”. Mattarella: “Contro la Costituzione”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Si chiama auditorium della Conciliazione, a Roma, dov’è andata in scena, così l’ha definita la maggioranza di governo, una forma di squadrismo di sinistra: una cinquantina di liceali del collettivo trasnfemminista Aracne ha contestato la ministra per la Famiglia, Roccella, e il modello ‘Dio, Patria e Famiglia”. Obiettivo: bloccare l’inserimento nei consultori dei Pro Vita e l’idea che le donne “debbono necessariamente fare figli”. Perchè “Sul mio corpo decido io”.

Una contestazione “al governo patriarcale” che per la ministra è stato un atto di “censura”. Tanto che si è alzata e ha deciso di andar via. “Azione ignobile”, l’ha bollata la premier, Giorgia Meloni. “Far tacere chi la pensa diversamente è contro la Costituzione”, è intervenuto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Intanto l’azione di dissenso delle poche decine di studentesse ha sortito i primi effetti: salta, domani venerdì 10 maggio 2024, la prevista partecipazione del ministro dell’Economia, Giorgetti, mentre il responsabile dell’Istruzione, Valditara, ha chiesto di non proporre il videocontributo realizzato per l’evento. 

A solidarizzare con Roccella, come detto, primi fra tutti, Mattarella e Meloni.  “Voler mettere a tacere chi la pensa diversamente contrasta con le basi della civiltà e con la nostra Costituzione”, dice Mattarella. Solidarietà anche da Meloni, “si riempiono la bocca delle parole libertà ma poi amano la censura e impediscono ad una donna di parlare”, dai colleghi dell’esecutivo e di parte dell’opposizione.

Anche l’opposizione ha preso, timidamente, le distanze dalle liceali. Per il leader del M5s, Giuseppe Conte, “impedire di far parlare qualcuno è sempre negativo”. Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo Renzi: “Chi ha impedito alla Roccella di parlare è un violento”.

Dissente il verde Angelo Bonelli: “Contestare è alla base della democrazia” e anche per Laura Boldrini (Pd) “il dissenso non è censura” anche se “è sbagliato non far parlare”.

La IV edizione degli Stati Generali della Natalità comincia con l’intervento del promotore Gigi De Palo e la sua proposta di creare un’Agenzia governativa della Natalità che “ci auguriamo possa essere discussa in Consiglio dei ministri entro la fine del 2024”. Ad ascoltarlo nell’Auditorium della Conciliazione, a pochi passi dal Vaticano, un pubblico composto per la maggior parte di studenti delle scuole medie superiori e addetti ai lavori. Al primo panel partecipano Roccella, Jessica Barcella, all’ottavo mese di gravidanza, una libera professionista precaria invitata per parlare di conciliazione ed il presidente Nazionale del Forum delle Famiglie Adriano Bordignon. Appena la ministra prende il microfono dalla platea parte la contestazione: fischi e poi un gruppo di studentesse si alza esponendo fogli con lo slogan anni ’70 “Sul mio corpo decido io”. E poi i cori contro i Pro Vita: “fuori dai consultori”. 

 Nella platea ormai sono tutti in piedi, si alza anche la Roccella, che dice: “Ragazzi ma noi siamo d’accordo, nessuno ha detto che qualcun altro decide sul corpo delle donne. Ed è per questo che siamo qui perchè oggi le donne non decidono fino in fondo, liberamente, se vogliono avere figli. Abbiamo questo problema”. Ma la contestazione non si placa, nemmeno dopo un breve intervento sul palco di una delle studentesse, che tra l’altro, dice: “Ci dicono di fare figli in questo mondo, quando c’è un conflitto e muoiono i bambini e non ve ne frega niente”. 

 Quindi Roccella riprova a prendere la parola ma viene accolta dal coro: ‘Vergogna, vergogna’. A quel punto se ne va “per far proseguire il convegno e non far subire ai miei due interlocutori la mia stessa sorte di censura -spiega- A Torino, dove la contestazione era rivolta solo a me, sono rimasta sul palco due ore. L’ho fatto per rispetto nei confronti degli altri pensando che in mia assenza i contestatori se ne sarebbero andati e così’ è successo”. Ma per Roccella è chiaro che “la contestazione non era solo nei miei confronti o del Governo, ma sul tema della natalità come dimostrano i fischi da cui è stata sommersa la mamma incinta che era sul palco con me. Quello che si contesta – ne è convinta – è la maternità come libera scelta”. Una maternità che i militanti di Aracne, ribadiscono, “non deve essere il fine ultimo della donna: noi chiediamo un altro tipo di società”. 

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Ernesto Giusti


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