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Migranti e referendum: risolviamo i problemi veri, come le code davanti alle Questure

I dati indicano che il quesito sulla cittadinanza ha avuto maggior successo
nelle ZTL. L’evidenza avvalora e conferma l’idea che i promotori di questo
specifico referendum appartengano per lo più al ceto benestante. Quello che
dispone di Tesla o di SUV, come pure di beni cospicui, comunque custoditi e
curati da autisti, maggiordomi e personale di servizio. E sono questi ultimi, più
che i loro datori, a vedersela con le “agevolazioni” dei parcheggiatori abusivi
e, quando alla sera rientrano nei loro meno esclusivi quartieri, con le
“cortesie” dei maranza. Non è pertanto una forzatura considerare
consequenziale l’esito del voto.

L’occasione induce comunque a ulteriori e più generali apprezzamenti sul
problema dell’immigrazione nel nostro paese, sul quale l’opinione pubblica è
grossomodo suddivisa in tre orientamenti. Alcuni vedono qualsiasi straniero
con ogni avversione e lo considerano sempre come un pericolo e un’insidia.
Altri, all’opposto, ritengono l’immigrato vittima dell’oppressione e dello
sfruttamento praticato dal mondo evoluto. Costui è sempre pertanto abilitato
a riprendersi quanto gli sarebbe stato sottratto. Si tratta di due posture
estreme e indubbiamente minoritarie.

Nel mezzo si situa una forte maggioranza, portata a comprendere le
motivazioni di chi viene in Italia per costruirsi una vita migliore attraverso il
lavoro, osservando le leggi e anche con l’obiettivo di integrarsi. Questa
stessa maggioranza, che non è azzardato ritenere equamente distribuita in
ogni contesto di pensiero, vorrebbe che fosse chiaramente distinto
l’immigrato lavoratore, peraltro ormai indispensabile per il nostro sistema
economico, rispetto allo straniero che delinque, categoria certamente
minoritaria fra i non autoctoni, ma innegabilmente consistente.

La sensazione è invece quella di una politica più sensibile alla propaganda
delle due estreme, piuttosto che alle concrete e ineludibili ragioni
dell’equilibrio e del bene comune che, alla fine, confluiscono in quelle della
moderazione e della legalità.

È pertanto da un lato ritenersi salutare la batosta che la consultazione ha
recato alla sinistra: si immagina sia deludente e meriti attenta riflessione
vedere allontanarsi parte considerevole del proprio elettorato più tradizionale,
perché non si sente più tutelato nei propri diritti sociali e di libertà.
Del pari, l’area della maggioranza farà bene a non mostrare il petto, perché
compete al governo e alla pubblica amministrazione dare dignità a una
funzione che è gestita in modo insoddisfacente: basta osservare, sotto varie
angolature, come da noi viene declinato il trattamento degli immigrati.

Si pensi alle code inaudite agli uffici immigrazione, la cui sola immagine suscita
tristezza. O alla cadenza delle espulsioni realmente eseguite,
numericamente irrisorie per evidenti carenze organizzative e non solo per gli
ostacoli frapposti da qualche magistrato, del quale pur si avverte il movente
ideologico.

Saprà la politica, una buona volta, a elevarsi rispetto ad approcci meramente
burocratici e chiaramente minimali o, all’ opposto, esclusivamente militanti?
Purtroppo, anche un’osservazione costante e ripetuta, specie in ore serali e
notturne, in alcune zone del capoluogo fiorentino, non induce a fauste
previsioni.

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