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Arbitri “annunciatori”: in Serie A spiegheranno rigori ed espulsioni al microfono dello stadio. Dopo gli interventi del Var

Basta congetture, ipotesi, polemiche che durano una settimana. Come in America, durante il Mondiale per club, anche nel campionato di Serie A, gli arbitri spiegheranno il perchè di un rigore assegnato o negato, oppure motiveranno un rosso diretto, al microfono. E, poi, anche davanti alle telecamere. Tutti sapranno dalla voce del direttore di gara i dettagli delle decisioni. Anche le più delicate.

Una rivoluzione, certo. Annunciata dal segnatore di Serie A e B, Gianluca Rocchi. durante il raduno precampionato delle commissioni arbitrali, a Cascia. “L’arbitro – ha detto Rocchi – potrà spiegare direttamente allo stadio e in tv la decisione assunta dopo un intervento Var”.

Aggiungendo: “Le spiegazioni saranno in tempo reale e davanti a tutti” trovando “parole e formule uniformi, anche se potranno esserci delle leggere sfumature diverse a seconda dei diversi arbitri e delle diverse personalità: ogni arbitro ha il suo stile, il suo linguaggio e i suoi tempi di reazione. Dobbiamo ancora lavorare per uniformare il contenuto delle spiegazioni, ma non metteremo limiti rigidi: conterà soprattutto la qualità della comunicazione”.

Le polemiche continueranno? Ovvio che sì. Ma condivido questa scelta perchè chiarezza e trasparenza devono albergare ovunque, naturalmente anche nel calcio. Gli arbitri devono avere la possibilità di parlare. Personalmente posso portare alcuni antichi tentativi. Antichi visto che risalgono a mezzo secolo fa.

Appena assunto a “Stadio” (1975), allora edito dalla Poligrafici Editoriale, mi venne affidata dal direttore dell’epoca, Dino Biondi (eppoi confermata dal successore, Adalberto Bortolotti) una nuova rubrica che usciva il martedì: “La moviola dell’Anonimo”. Dove l'”Anonimo” era un arbitro o un ex arbitro. A turno si alternarono al mio taccuino figure un tempo notissime come Gino Menicucci, Giulio Campanati, Renzo Righetti. La Can era severissima: vietato parlare, o spiegare, le decisioni dei colleghi ai giornalisti. Anche per questo la mia rubrica era seguitissima. I vari “anonimi” – mai rivelati fino a questo momento, lo posso fare visto che sono passati oltre 50 anni – erano molto contenti di “mettere i piedi nel piatto”: ossia spiegare tecnicamente i motivi di certe decisioni.

Un’altra volta, tornato a Firenze, a “La Nazione”, riuscii a fare uno scoop intervistando l’arbitro Giancarlo Lapi (sì, il babbo di Gianluca, mitico calciante dei Verdi) che aveva diretto un turbolento Napoli-Lazio, con i giocatori biancocelesti fuggiti negli spogliatoi, impauriti dal lancio di alcuni petardi. Lapi spiegò che aveva fatto continuare la partita perchè, secondo la sua valutazione, non c’erano assolutamente pericoli. Ai laziali in fuga aveva gridato: “Non scappate, non vi tirano le bombe!”.

Poi la dirigenza arbitrale fece il giro di vite: proibitissimo parlare. Fino al Mondiale per club e alla svolta di Rocchi. Il rischio? Che le partite diventino interminabili, con recuperi che non finiranno mai. Però, ripeto, potrebbero sparire i misteri. E, me lo auguro, potrebbe non esistere più nemmeno la cosiddetta “sudditanza psicologica” nei confronti dei grandi club”. E sarebbe un bel passo avanti se evaporassero perfino le maldicenze.


Sandro Bennucci

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