Mafia cinese a Prato, Tescaroli al ministro Piantedosi: “Estendere la legge sui pentiti anche ai lavoratori stranieri”

PRATO – E’ soddisfatto, il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, per il vertice con il ministro Piantedosi: nel mirino la mafia cinese, ma non solo.
“La presenza del ministro dell’Interno, dei sottosegretari e dei componenti del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica a Prato – ha detto Tescaroli – è circostanza significativa di presenza dello Stato e un riconoscimento della gravità dell’emergenza criminale che caratterizza il territorio di Prato”, inoltre “appare ancor più significativo il fatto che le richieste avanzate sono state prese in seria considerazione”.
Tescaroli, commentando la riunione del Comitato dove lui stesso ha esposto la situazione e le esigenze per un efficace contrasto alla criminalità, a partire da quella organizzata, ha aggiunto: “Il ministro ha assunto un impegno sul rafforzamento degli organici e su altri interventi. Io ho rappresentato al Comitato che la precondizione per un’efficace strategia investigativa siano tempestività e immediatezza dell’intervento. Ma per ottenere questo, occorre potenziare gli organici della magistratura, anche del personale amministrativo, e delle forze dell’ordine in modo adeguato”.
Tra le richieste formulate da Tescaroli, assunzioni di personale che sappia il mandarino e i dialetti cinesi delle provenienze regionali più presenti fra gli immigrati; l’estensione della normativa sui collaboratori di giustizia (pentiti) anche ai lavoratori immigrati che rivelino situazioni di sfruttamento; ottimizzare e potenziare i server coi dati raccolti dalla rete della videosorveglianza.
“Vedremo le scelte concrete quali saranno – ha continuato il procuratore – Non era mai accaduto, tuttavia, che il ministro dell’Interno con i tre sottosegretari e col Comitato, si sia riunito qui. Questo è un segnale di attenzione da parte dello Stato, col Governo”.
Il procuratore Tescaroli ha ricordato l'”effervescenza criminale” che da circa un anno, su più fronti – non solo di crimine organizzato -, impegna la sede giudiziaria di Prato con le forze dell’ordine, e ha richiamato l’attenzione sul mutamento in atto della stessa criminalità.
“La criminalità organizzata è cambiata, spazio è stato acquisito da sodalizi cinesi, che agiscono in più gruppi criminali in più direzioni – ha concluso il procuratore – Alcuni gruppi presentano caratteristiche tipiche dei clan mafiosi, inoltre quella cinese è la più pericolosa tra le criminalità straniere perché ha la capacità di instaurare rapporti con le pubbliche amministrazioni, le forze dell’ordine e la politica”.
