Baudo: la favola di Superpippo, “moschettiere Rai”. Con Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora

Sarà un “tempio della Rai”, il Teatro delle Vittorie, luogo che lo ha visto tante volte protagonista, ad accogliere il feretro di Pippo Baudo per un ultimo saluto da parte del pubblico. Con questo tributo, voluto dai vertici Rai in accordo con i suoi familiari, sono anche stati stabiliti gli orari di apertura della camera ardente: dalle 10 di lunedì 18 agosto fino alle 20 (salvo prolungarsi per permettere alle persone ancora in fila di accedere); dalle 9 fino alle 12 di martedì 19 agosto.
I funerali, fa sapere sempre Viale Mazzini, si terranno a Militello Val di Catania, il 20 agosto, alle 16, nella Chiesa di Santa Maria della Stella.
SUPERPIPPO – C’erano una volta i grandi presentatori. E poi c’era lui: Pippo Baudo. Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo per l’anagrafe, “Superpippo” per gli amici, il pubblico e la leggenda. Non è stato solo un conduttore: è stato una istituzione popolare, una colonna portante della cultura televisiva italiana del secondo Novecento e del nuovo millennio. Più che un protagonista, è stato un demiurgo, uno di quelli che la televisione ”ha modellata, plasmata, inventata, e – non di rado – salvata.
MOSCHETTIERE RAI – Tra i quattro “moschettieri” della Tv – Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora e lui – è stato l’ultimo a lasciare la scena, il più longevo non solo anagraficamente ma anche artisticamente, colui che ha saputo reinventarsi più volte, attraversando le epoche, resistendo al tempo e al costume, conservando sempre il suo stile inconfondibile fatto di autorevolezza e ironia, di garbo e determinazione, di controllo assoluto del palco e della diretta, anche quando l’imprevisto bussava alla porta. Pippo Baudo non era mai fuori posto. Sembrava nato per la diretta.
Nato il 7 giugno 1936 a Militello in Val di Catania, terra aspra e teatrale, lo stesso anno in cui moriva Luigi Pirandello, Baudo sembrava da subito predestinato all’arte della scena. Figlio di un avvocato, si laurea in giurisprudenza a Catania (una tesi discussa all’alba, dopo aver presentato un concorso di bellezza la sera prima), ma è evidente sin dagli anni del liceo che il diritto è una maschera, non un destino. Il teatro è il suo primo amore, il pianoforte il suo primo strumento, la parola il suo mestiere.
Nella Sicilia del dopoguerra, Baudo cresce tra studi classici, commedie scolastiche e CineTeatri di provincia, e comincia ad affacciarsi sul mondo dello spettacolo come pianista e presentatore improvvisato. L’incontro con Tuccio Musumeci, suo primo compagno d’arte, lo avvia a una carriera che avrebbe potuto portarlo ovunque: poteva essere un ottimo avvocato, un raffinato musicista o un brillante attore, ma ha scelto di essere il narratore della domenica italiana, il cerimoniere dei sabato sera in famiglia.
SETTEVOCI – Il primo miracolo arriva nel 1966. Il telefilm “Rin Tin Tin” non arriva in tempo negli studi Rai. Per tappare il buco mandano in onda una trasmissione giudicata “intrasmissibile”, il pilot di un certo “Settevoci”. È un trionfo. Pippo Baudo entra nell’immaginario collettivo. Da lì in poi è un crescendo rossiniano: ”Eccetera eccetera”, ”Canzonissima”, ”Fantastico”, ”Domenica In”, ”Serata d’onore” – il palinsesto della Rai è una costellazione di titoli baudiani, e viceversa. Conduce 13 Festival di Sanremo – record assoluto – portando sul palco dell’Ariston cantanti, attori, comici, polemiche, lacrime e cachet d’oro. Dirige, scopre, inventa, rilancia. Dove mette mano, Baudo fa scuola.
GRILLO E L’ULTIMO MESSAGGIO – È anche un eccezionale talent scout, Baudo: a lui devono le prime luci della ribalta personaggi come Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Laura Pausini, Giorgia, Michelle Hunziker, Barbara D’Urso, ma anche Beppe Grillo, Nino Frassica, Manlio Dovì, Fioretta Mari, Sabrina Ferilli. Perfino le sue gaffes, come lo storico scarto di un giovane Fiorello a un provino, sono diventate parte del folclore nazionale. Torniamo un attimo su Beppe Grillo. Che ha scritto: “Ciao Pippo, so che incontrerai il Supremo, Non dirgli che mi hai scoperto tu, per favore. Con l’affetto di sempre. Beppe”
MEDIASET – Non c’è genere televisivo che Baudo non abbia affrontato: varietà, talent, quiz, talk, retrospettive, documentari, show commemorativi, perfino trasmissioni educative o di divulgazione storica come ”Novecento” o ”Centocinquanta”. Ogni volta con il suo inconfondibile timbro: professionismo rigoroso, ironia sottile, eleganza empatica, capacità di ascolto, talento per il ritmo narrativo. Anche nei momenti più difficili – dal flop del passaggio a Mediaset negli anni ’80 al caso giudiziario delle telepromozioni negli anni ’90 – Baudo ha sempre saputo risorgere. Con tenacia e con una qualità rara nel mondo dello spettacolo: la credibilità. Mai sfiorato da gossip velenosi, sempre presente nei momenti-chiave della televisione italiana, Baudo ha incarnato per decenni l’idea stessa di una Tv che sa intrattenere senza umiliare, che diverte ma non svilisce.
PIPPO E KATIA – Dietro il volto istituzionale e imperscrutabile, Pippo Baudo è stato anche un uomo appassionato, generoso, ironico, pieno di vita. Non ha mai nascosto il suo carattere forte, a volte spigoloso, capace di litigi clamorosi (celebre quello con Bruno Vespa durante “Centocinquanta”) ma anche di grandi riconciliazioni e gesti di affetto sinceri. Sentimentalmente generoso, ha avuto cinque relazioni importanti (Mirella Adinolfi, Angela Lippi, Alida Chelli, Adriana Russo e Katia Ricciarelli), due figli, tre nipoti e un pronipote. Amava la sua Sicilia in modo viscerale e ne è sempre stato ambasciatore instancabile, mai caricaturale, ma fiero e nobile, come quella parte dell’isola barocca e colta che fu sua culla e che lo ha sempre accompagnato nel cuore, ovunque fosse. Celebre la sua imitazione firmata da Gigi Sabani: “L’ho inventata io!” diceva. E in fondo non era una battuta. Pippo Baudo ha davvero inventato un pezzo di televisione italiana, e con essa ha contribuito a raccontare e costruire il carattere di un Paese, i suoi sogni, i suoi riti, le sue consuetudini domestiche. Le sue trasmissioni hanno accompagnato generazioni intere, tra una tombola di Natale, una serata d’estate, un fine settimana in famiglia.
STILE INDIMENTICABILE – Ma se oggi la tv sembra un mezzo stanco, incapace di rinnovarsi, privo di certezze, è anche perché un personaggio come Pippo Baudo non c’è più. E forse non ci sarà mai più. Perché Baudo non era solo un volto: era un metodo, uno stile, una visione, un uomo capace di attraversare la storia con un microfono in mano e il rispetto per il pubblico come regola aurea.
Negli ultimi anni, Pippo si era fatto vedere sempre meno. Qualche collegamento video, un’apparizione a sorpresa, un messaggio di auguri. Aveva smesso di tingersi i capelli, ma non aveva perso lo sguardo vivo, né la battuta pronta. Se n’è andato in silenzio, a 89 anni, con la stessa eleganza con cui ha vissuto. Il pubblico, oggi, è orfano di un padre televisivo. Di un maestro. Di un pezzo di casa. Il sipario è chiuso. Ma il suo spettacolo resta. Indimenticabile.
