Taser e polemiche: non si gioca sulla sicurezza (e sulla pelle) dei cittadini

Il “Taser” è un dispositivo a impulsi elettrici, progettato per immobilizzare
temporaneamente una persona tramite una scarica elettrica.
Il Ministero dell’Interno, tre anni addietro, ne ha definitivamente approvato la
distribuzione e la dotazione alle forze di polizia che, al momento, ne
dispongono comunque in via numericamente limitata.
Può essere utilizzato solo seguendo un preciso protocollo, da personale
appositamente addestrato. È progettato per immobilizzare temporaneamente
una persona in modo da neutralizzare una minaccia senza ricorrere a mezzi
letali. Il suo obiettivo principale è quello di proteggere l’incolumità dei civili
sotto minaccia e del personale di polizia operante, durante situazioni critiche
che presentino livelli di rischio elevato ed attuale.
È accaduto nel fine settimana di Ferragosto che in due eventi distinti, prima a
Olbia e poi a Genova, l’impiego del Taser da parte dei carabinieri abbia avuto
esito nefasto, con il decesso di coloro nei confronti dei quali è stato utilizzato.
Inevitabile che l’autorità giudiziaria abbia avviato inchieste e che i quattro
militari che hanno eseguito l’intervento siano indagati. È comunque giusto
subito evidenziare che l’ipotesi di responsabilità che viene loro ascritta dalle
procure competenti è quella di omicidio colposo, così potendosi arguire che
non viene contestata loro la possibilità di avvalersi, nel caso in questione, del
particolare strumento, ma, eventualmente, l’imperizia.
Ancor più da sottolineare sono le prese di posizione del Ministro degli Interni
e del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri: toni e contenuti a forti
tinte istituzionali, abbastanza diversi da altre occasioni, anche recenti, in cui
operatori di polizia sono stati protagonisti di interventi sfortunati. In tali
circostanze le autorità di vertice della sicurezza pubblica avevano seguito
percorsi di comunicazione più sfumati, appellandosi più che altro alla
consueta fiducia nella magistratura.
Piantedosi ha invece in questi giorni dichiarato che il Taser è “uno strumento
imprescindibile che viene fornito agli agenti proprio per evitare l’utilizzo di
armi da sparo. Le regole di ingaggio prevedono che venga usato soltanto
quando ci si trova di fronte a soggetti violenti e aggressivi che rappresentano
un concreto pericolo per i presenti. La sicurezza dei cittadini è il primo
obiettivo che deve essere perseguito. E dalle prime ricostruzioni è
esattamente la situazione in cui si sono ritrovati i carabinieri intervenuti.”
Il Generale Luongo, dal canto suo, ha inequivocabilmente assicurato il
“sostegno incondizionato ai colleghi coinvolti nei fatti di Olbia e Genova” avendo anche considerato come “operare per la sicurezza della collettività significa spesso trovarsi ad affrontare situazioni di pericolo per la pubblica incolumità, in cui ogni decisione deve essere presa in pochi istanti, con un
rilevante peso emotivo e la consapevolezza delle responsabilità che il ruolo
comporta”.
Nulla di nuovo invece da parte di coloro che delle forze di polizia sono
avversari, più o meno dissimulati, in servizio permanente. Il Taser va
accantonato a prescindere: secondo noti sociologismi, le forze di polizia
dovrebbero essere relegate definitivamente a una funzione di innocui pupazzi
dissuasori.
Si può così proseguire il percorso già segnato da un’architettura
legislativa abilmente costruita negli anni alla stregua di campi minati, sui quali
far poi saltare ogni misura che plausibilmente possa restituire credibilità al
sistema preventivo e repressivo, che invece si vuole inconsistente.
Al di là degli aspetti tecnici e giuridici, sullo sfondo del Taser si staglia in
sostanza lo scontro, noto e consueto, sulla sicurezza e sulla partita politica
che su di essa taluni intendono irresponsabilmente giocare.

PAISSAN Gregorio
Commento corretto, pacato nei toni, dal contenuto ineccepibile, incontestabile e preciso.