Nazionale a Coverciano: in vista Estonia e Israele. Anche Kean, Nicolussi Caviglia e Piccoli. Tensione per la partita di Udine

FIRENZE – Si è radunata stasera, 6 ottobre 2025, al Centro Tecnico Federale di Coverciano la Nazionale di Rino Gattuso si ritrova per preparare i due match validi per le qualificazioni mondiali con Estonia e Israele. Tra le novità di questo raduno, prima chiamata in Nazionale per il centrocampista della Fiorentina Hans Nicolussi Caviglia e per l’attaccante del Bologna Nicolò Cambiaghi, mentre tornano a vestire la maglia azzurra Matteo Gabbia e Bryan Cristante, assenti rispettivamente da ottobre e giugno 2024.
A causa dell’indisponibilità di Matteo Politano, infortunatosi ieri in occasione del match di campionato del Napoli con il Genoa, il commissario tecnico ha deciso di convocare Leonardo Spinazzola. Il forfait di Politano va quindi ad aggiungersi a quello di Mattia Zaccagni, con il Ct che sabato aveva chiamato al suo posto l’attaccante della Fiorentina Roberto Piccoli. Che si troverà al fianco di Moise Kean, centravanti che dà certezze anche alla Nazionale.
Per quanto riguarda le speranza di qualificazione diretta ai Mondiali, l’Italia è costretta a vincere tutte e due le partite con Estonia e Israele con tanti gol di scarto e sperare poi proprio in un ‘aiuto’ della nazionale israeliana che sabato 11 affronterà in trasferta la Norvegia capolista del girone.
Proprio la partita contro la nazionale israeliana, in programma il 14 ottobre in una Udine che sarà blindatissima, continua a far discutere. Nelle scorse settimane la Fifa ha ribadito che Israele non sarà esclusa dalle gare di qualificazione, nonostante le richieste di boicottaggio arrivate da più parti, di conseguenza Uefa e Figc si sono adeguate sull’altare dell’indipendenza dello sport dalla politica. Ma alla luce degli incidenti e degli scontri avvenuti in diverse città d’Italia durante le ultime manifestazioni per Gaza è chiaro che la tensione in vista della partita continua ad essere altissima.
“Il modello dell’ordine pubblico è quello di sempre, con l’attenzione che, in questo periodo, sale di tono per la violenza che si sta manifestando in modo insopportabile e insostenibile oltre che incoerente rispetto a una domanda di pace. Non si può pensare alla pace pensando di promuoverla con la violenza”, ha dichiarato il ministro dello Sport, Andrea Abodi, a margine di un evento a Roma.
E’ rimasto inascoltato anche l’invito del sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, tra i primi a chiedere che la partita non venisse giocata. “Avevo chiesto un rinvio della partita perché non c’era il clima per una festa nazional-popolare come dovrebbe essere una gara della nazionale ma non è stata presa in considerazione per vari motivi. Adesso la partita si farà”.
“Dispiace, perché la situazione è molto peggiorata rispetto a un anno fa, molto delicata, e questa diventa una grossa occasione per chi vuole fare operazioni anche di disordine pubblico”, ha aggiunto. “Sul piano dell’ordine pubblico credo siano state fatte tutte le cose bene. Chiaro che, se ci sono degli infiltrati in un corteo annunciato di seimila persone, speriamo che non avvengano incidenti. Le forze dell’ordine fanno tutto quello che devono fare, vedremo cosa succederà”, ha detto ancora il primo cittadino udinese.
“Anche giocare la partita a porte chiuse poteva essere un modo per non gettare benzina sul fuoco. Avremo 6 mila persone dentro lo stadio e diecimila fuori”, ha spiegato. “Mi piacerebbe un giorno che Udine ospitasse la partita Israele-Palestina. Vorrebbe dire che i due stati li abbiamo fatti i due Stati e abbiamo la pace”, ha concluso De Toni.
Il mondo dello sport italiano sembra avere le mano legate. ” Il mio pensiero personale va per la pace e per il rispetto. Quello che sta avvenendo è il fallimento delle diplomazie internazionali. Ripeto: il Coni rispetta le decisioni degli organismi deputati a decidere. Non ho parlato di questo tema con la presidente Coventry nell’ultimo incontro a Losanna”, ha dichiarato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina.
“Su questo sono stato molto chiaro: c’è una netta distinzione tra il mio ruolo di cittadino, di uomo del mondo che è fortemente indignato per tutto quello che noi stiamo vedendo. Poi c’è una responsabilità politica che non mi compete – ha spiegato al podcast della giornalista Hoara Borselli – e c’è una responsabilità sportiva. Io ritengo che lo sport abbia una grande funzione: quella di unire, di aggregare, di rendere tutto possibilmente condiviso. Noi riteniamo che la partita con Israele si debba giocare e la giocheremo. Faremo di tutto per portare a casa il miglior risultato possibile”.
