San Francesco torna festa nazionale. Mattarella promulga la legge ma impone al Parlamento anche l’onore di Santa Caterina

Una – quella da poco reintrodotta dal Parlamento per San Francesco – è una festa nazionale. L’altra, in onore di Santa Caterina, è “solennità civile”. Omaggi di pari dignità, ma con ben diverse modalità di celebrazione. E da qui, soprattutto nella scelta di ripristinare per il santo poverello la data del 4 ottobre – che dal 1958 fino al 1977 ha sempre condiviso con la Santa senese – si aprono una serie di piccoli problemi anche organizzativi che hanno acceso i dubbi del Colle.

Nel promulgare comunque la legge, infatti, Mattarella ha voluto chiedere alle Camere, con una nota piuttosto puntuta (“Non posso non sottolineare – ha scritto ai due presidenti – l’esigenza che i testi legislativi presentino contenuti chiari e inequivoci”) di provvedere alle necessarie correzioni al testo. Nel ripristinare la festa nazionale si producono nuovi effetti giuridici e organizzativi. Alcuni anche rilevanti come le scuole e gli uffici chiusi e l’orario festivo nei luoghi di lavoro.
Ma la solennità civile riservata a Santa Caterina prevede ad esempio iniziative educative e istituzionali con scuole e amministrazioni coinvolte nella promozione di attività sui valori espressi dalla santa, ma ora che il 4 ottobre è diventato giorno festivo, le scuole saranno chiuse.
Come fare? “Appare evidente – scrive Mattarella a questo proposito – come la normativa che disciplina le due ricorrenze richieda interventi correttivi volti a coordinare tra loro i due testi normativi. La medesima giornata, il 4 ottobre, non può essere qualificata, al contempo, sia festività nazionale sia solennità civile, anche perché, tra l’altro, da tali qualificazioni il nostro ordinamento fa discendere effetti diversi”.
