Elezioni in Toscana: primo partito il Pd (35%), poi Fdl (26,68%). Terza lista Casa Riformista di Renzi (8,83%). Bundu fuori per pochi voti

FIRENZE – Mancano circa cento sezioni in tutta la Toscana alla chiusura dello scrutinio ma ormai i giochi sono fatti. Vittoria schiacciante di Eugenio Giani, candidato del centrosinistra che centra la conferma a governatore con il 53.9% delle preferenze mentre Alessandro Tomasi, del centrodestra, raggiunge il 40,8%. Antonella Bundu, candidata di Toscana Rossa è al 5,18%. Per poco la formazione di Toscana Rossa non ce la fa a entrare in consiglio regionale.
Il risultato supera di gran lunga anche l’ottimo dato del 2020 che aveva visto Giani superare la sfidante leghista Susanna Ceccardi con il 48,6%, e trascina in alto il Pd, primo partito con il 34,63% (a 3.590 sezioni scrutinate su 3.922, ndr). Al secondo posto c’è Fratelli d’Italia, 8 punti sotto i dem (26,68%), e terza lista per preferenze raccolte è la ‘Casa riformista-Giani presidente’, che con l’8,83% fa gongolare il leader di Iv Matteo Renzi. Seguono nel centrosinistra Avs al 6,92% e M5S al 4,35%.
Mentre nel centrodestra, 20 punti sotto FdI, si piazza Forza Italia con il 6,17% seguita dalla Lega al 4,4%, ‘E’ ora!Lista civica Tomasi presidente’ al 2,37% e Noi moderati all’1,15%.Il dato che supera ogni lista e candidato è però quello dell’astensionismo, con un’affluenza al 47,7%, 15 punti sotto quella del 2020. E se è vero che cinque anni fa i numeri erano gonfiati dall’election day delle amministrative insieme al referendum per il taglio dei parlamentari, la cifra resta comunque la più bassa nella storia delle elezioni regionali toscane. Sono le 17 quando Giani prende la parola davanti ai suoi sostenitori: “È una straordinaria soddisfazione – esulta il governatore, al fianco del quale, nel comitato elettorale, c’è anche la segretaria Elly Schlein -. Questo risultato indica che la regione decide in autonomia. Ha vinto la Toscana illuminata e riformista”. “La maggioranza sarà coesa – assicura -. Sarà un Consiglio regionale con una maggioranza forte e vedrete che la Toscana sarà un esempio di modello di governo da seguire a livello nazionale”. I ringraziamenti vanno a tutti i partiti di “un campo largo vincente”, sottolinea Giani che promette: “Sarò il presidente di tutti”.
TOMASI – Alessandro Tomasi ha detto in conferenza stampa Firenze: “Il primo atto ce lo aspettiamo” da Eugenio Giani, riconfermato presidente della Regione Toscana, e “se è un atto per il bene dei toscani, l’ho già detto al presidente Giani che ha il mio numero di telefono, siamo pronti a discutere: se il primo atto è il reddito di cittadinanza regionale, faremo la guerra”. Secondo Tomasi, “non è un caso” che i partiti del ‘campo largo’ del centrosinistra “provino qui un laboratorio politico per sfidare Giorgia Meloni alle nazionali: un laboratorio politico, ripeto, che a mio parere sta insieme per il potere e non per le idee, perché ora naturalmente si parla di ‘campo largo’, ma secondo me si misura sulle votazioni e sulle questioni concrete che si portano”.
BUNDU – In bilico fino all’ultimo, Antonella Bundu, candidata di Toscana Rossa, che non è riuscita a riportare la sinistra radicale in Consiglio, nonostante lei abbia superato lo sbarramento del 5%, a differenza però della lista che la sosteneva, formata da Prc, PaP e Possibile. Una beffa visto che Toscana Rossa, quando mancano i risultati di poche sezioni, ha ottenuto un risultato migliore a quello della Lega e del M5s a cui però, correndo in coalizione, è bastato scavallare il 3%. Tuttavia Bundu si è dichiarata soddisfatta dell’esito elettorale, “perché quando siamo partiti ci davano allo 0,5% e adesso siamo attorno al 5%”. Nel 2020 il candidato alla presidenza, Tommaso Fattori, si era fermato al 2,23% e aveva raccolto circa 30mila voti in meno. Tuttavia Bundu al di là del risultato personale ha espresso preoccupazione “perché la gente continua a non andare a votare”, a causa di “un bipolarismo forzato”. Anche il segretario del Prc Maurizio Acerbo ha evidenziato come l’esclusione dal Consiglio regionale sia avvenuta “per una manciata di voti in virtù di una legge elettorale antidemocratica”, mentre la segretaria nazionale di Possibile Francesca Druetti di Possibile ha rivendicato “il radicamento sul territorio che non si può improvvisare” e “che dà i suoi frutti”.
