
Gaza, Israele accusa Hamas: “Tregua violata”. Nuova strage e stop agli aiuti

GAZA – Le bombe tornano sulla Striscia di Gaza, dove si è consumata una nuova strage dopo appena una settimana di tregua. L’accordo per il piano di pace di Donald Trump è appeso a un filo per l’escalation di attacchi che rischia di far saltare ancora una volta il banco, nella terra martoriata da oltre due anni di guerra. Dopo che nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato l’allarme su una “pianificata”, ma non precisata “imminente violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas contro la popolazione” della Striscia, Israele ha denunciato la rottura del cessate il fuoco da parte dei miliziani con “un missile anticarro e spari” contro le truppe dell’Idf a Rafah.
In risposta, l’esercito israeliano ha sferrato una prima serie di raid aerei su Rafah e Beit Lahia, proseguiti nel pomeriggio “su obiettivi terroristici” nella stessa zona a sud di Gaza, con almeno 33 morti conteggiati dalla protezione civile palestinese. Anche due militari sono rimasti uccisi, ha poi riferito l’Idf. Israele ha quindi annunciato la chiusura di tutti i valichi e la sospensione dell’ingresso di aiuti nell’enclave “fino a nuovo avviso”.
Da parte sua, Hamas ha negato ogni accusa dicendosi all’oscuro degli scontri a Rafah, sostenendo di non avere contatti con i suoi affiliati in quell’area da marzo scorso, e confermando di voler rispettare il cessate il fuoco. Ma la crisi si infiamma e preoccupa Washington, riferiscono fonti americane a Channel 12 secondo cui l’amministrazione Trump ha avvertito Israele di rispondere ad Hamas “in maniera proporzionata, ma con moderazione”, per evitare di rompere l’accordo sul piano di pace del tycoon.
“La situazione è ancora molto in bilico” ma “non possiamo permettere che facciano deragliare l’intesa”, ha evidenziato un funzionario americano. Le presunte violazioni della tregua da parte di Hamas hanno portato il governo di Benyamin Netanyahu a minacciare il ritorno alla guerra totale contro i miliziani. Il premier “ha tenuto consultazioni con il ministro della Difesa e i vertici militari e ha ordinato di agire con forza contro gli obiettivi terroristici nella Striscia”, ha fatto sapere il suo ufficio mentre il ministro dell’ultradestra Itamar Ben Gvir ha chiesto a Bibi di riprendere a pieno regime le operazioni militari.
Gli attacchi sono la goccia che rischia di far traboccare un vaso già messo alla prova dalle tensioni sulla restituzione dei corpi degli ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023. Domenica, Hamas ha annunciato di aver identificato un altro cadavere da restituire allo Stato ebraico “se le condizioni lo consentono”. Ma ne mancano ancora 15 all’appello. E al destino degli ostaggi è legata anche la riapertura del valico di Rafah: Israele ha chiarito che resterà chiuso “fino a nuovo avviso” in attesa del rientro di tutte le salme dei rapiti.
Secondo Hamas, questa politica non farà altro che tardare la restituzione dei corpi, in quanto “blocca l’ingresso delle attrezzature necessarie per la ricerca dei dispersi” e degli strumenti per identificare i corpi. Di fronte a questo quadro, il mondo guarda con apprensione alle tensioni che rischiano di far crollare le speranze di pace a meno di 10 giorni dall’avvio della tregua nella Striscia. Una prospettiva contro la quale gli Stati Uniti lavorano a pieno regime: gli inviati del presidente Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno sentito in una telefonata di aggiornamento il ministro Ron Dermer e altri funzionari israeliani per coordinare e discutere i prossimi passi.
I due inviati Usa e il vicepresidente J.D. Vance sono attesi in Israele la prossima settimana per promuovere la prossima fase dell’accordo. “Nessuno vuole tornare a una guerra su vasta scala”, ha sottolineato un funzionario americano a Channel 12. “Gli israeliani vogliono dimostrare ad Hamas che la violazione del cessate il fuoco ha delle conseguenze, senza far saltare l’accordo”. Per l’amministrazione Trump – informata in anticipo della rappresaglia dell’Idf – la risposta di Israele dovrebbe concentrarsi sull’isolamento di Hamas.
E piuttosto che riprendere la guerra, ad agire rapidamente per creare un’alternativa ai miliziani nella Striscia: in questa direzione vanno le notizie che da giorni si rincorrono sul rinnovato sostegno israeliano alle milizie alternative ad Hamas a Gaza, e i report di scontri violenti tra le fazioni palestinesi nell’enclave.
