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Giani e la prima giunta Campo largo: rivolta Pd a Prato e Siena, senza assessori. Ma la Schlein e Fossi esultano per Mia Diop

Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato, primatista nelle ultime elezioni regionali con 22mila preferenze, resterà sui banchi del consiglio. Prato non avrà rappresentanti in giunta. Fuori anche Simone Bezzini, ex assessore alla sanità, per il veto del Pd a livello nazionale. Ossia della Schlein che ha incaricato il suo braccio armato, il segretario toscano dem, Emiliano Fossi, insieme al “negoziatore” Furfaro, di non farlo inserire nel nuovo governo toscano. Quindi anche Siena non è in giunta. I Pd provinciali sono infuriati. Così come Pisa che avrebbe rivoluto Serena Spinelli, fatta fuori. E uscita in lacrime dalla stanza delle trattative.

Esultano Fossi, e a distanza la Schlein, per la ragazzina vicepresidente: Mia Diop, 23 anni, origini senegalesi, consigliera comunale a Livorno e, soprattutto, nella direzione nazionale Pd. Vicinissima alla segretaria nazionale.

Morale? Una Giunta toscana, per la prima volta in formato Campo largo, che guarda alla sue anime politiche con un occhio ai giovani e anche al rapporto con il Consiglio regionale. Così, in sintesi, il governatore Eugenio Giani descrive la nuova squadra regionale, con trattative serrate che sono proseguite fino all’ultimo momento possibile, tanto da ritardare l’inizio della prima seduta del nuovo Consiglio toscano, che oggi ha eletto Stefania Saccardi (Iv) a presidente dell’Assemblea.

Come vicepresidente Giani ha scelto la giovane Mia Diop, classe 2002, nata in Italia da padre senegalese e madre italiana di origini tedesche, attivista e consigliera comunale a Livorno, oltre che membro dell’assemblea nazionale Dem.

“Non dite che non punto sui giovani”, ha scherzato Giani spiegando di aver scelto il suo ex portavoce, Bernard Dika, 27 anni, in qualità di sottosegretario, figura, introdotta nello Statuto regionale tre anni fa ma non ancora attuata fino ad oggi, con “un ruolo di raccordo tra la Giunta e il Consiglio regionale. Tra Diop e Dika in due hanno una media di 25 anni”, “per una Toscana che sappia parlare alle giovani generazioni, che sono il nostro presente e futuro”.

Nella squadra di Giunta confermati Leonardo Marras, Monia Monni e Alessandra Nardini, in quota Pd. Tra i Dem anche Filippo Boni (Pd). E poi, Cristina Manetti, ex capo di gabinetto del governatore che ha coordinato la lista Eugenio Giani presidente-Casa Riformista, proprio lei avrebbe avuto un ruolo di cerniera tra il presidente della Regione con il Pd, impegnato nelle trattative con il segretario toscano Emiliano Fossi e Marco Furfaro.

Completano la squadra il sindaco di Fauglia (Pisa) Alberto Lenzi in quota Avs, e David Barontini, capogruppo M5s in consiglio comunale a Cascina (Pisa). Esclusi dalla rosa Serena Spinelli, assessore uscente che era data tra i favoriti, e Matteo Biffoni, ex sindaco di Prato e campione di preferenze con 22mila voti.

Non riconfermato, come detto, Simone Bezzini, che ha guidato la sanità Toscana nella legislatura appena terminata. Le deleghe, ha spiegato lo stesso Giani, arriveranno nei prossimi giorni, “conto di riunire la giunta entro venerdì, in modo da poterle ben definire, anche alla luce dell’impostazione politica che gli assessori possono avere”. Per il governatore “è una giunta regionale che unisce rinnovamento, e quindi energie giovani, ad esperienza che raccoglie il territorio e conseguentemente dà voce al territorio”.

“Ha le caratteristiche di una squadra – ha detto ancora -, anche perché dovremmo governare tenendo conto che questa volta non c’è la preponderanza di un partito solo, il Pd, come nella precedente legislatura, ma vi è un’articolazione su quattro forze politiche che sono rappresentate in Consiglio, e quindi anche l’equilibrio politico con cui l’ho costruita”. Bene: dovrà spiegarlo al Pd delle province di Prato e Siena che si sentono traditi. Non solo da Giani, ma soprattutto dalle imposizioni romane.


Sandro Bennucci

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