Strage di ragazzi a Crans-Montana: quasi tutti i feriti sono “grandi ustionati” in pericolo di vita. Si indaga per omicidio

CRANS-MONTANA (SVIZZERA) – L’incendio della notte di Capodanno 2026 nel Bar Constellation di Crans-Montana, affollato di ragazzi, con il passare delle ore rischia di assumere le dimensioni di un’ecatombe. Perché oltre a più di 40 morti accertati, bisogna fare i conti con 119 feriti, la maggior parte in condizioni gravi, in prognosi riservata. Significa che tutti questi “grandi ustionati” sono in pericolo di vita.
Sul fronte delle indagini, il fulmineo incendio che ha inghiottino le vite di tanti giovani e giovanissimi durante la festa viene ormai attribuito alle candele scintillanti delle bottiglie che hanno toccato il soffitto del seminterrato. Ed emergono sempre più indizi sulla mancanza di misure di sicurezza del locale: i due francesi proprietari sono stati interrogati, assicurando che tutto era a norma, ma tra le ipotesi di reato ci sono ora l’incendio, le lesioni e l’omicidio colposi.
“La maggior parte delle vittime è stata trovata all’interno del bar”, ha comunicato il capo della polizia cantonale Frédéric Gisler durante una conferenza stampa a Sion, capoluogo della regione vallona. Dei 113 feriti identificati sui 119 totali la maggior parte sono svizzeri, oltre ad una ventina tra francesi e italiani, quattro serbi, un bosniaco, un belga, un lussemburghese, un polacco e un portoghese.
“La gran parte è in condizioni gravi”, ha confermato la protezione civile locale, riferendo che “una cinquantina di feriti sono stati trasferiti o saranno trasferiti molto presto in centri ustioni specializzati nei paesi europei”. L’Italia, ad esempio, che accoglierà anche altri cinque connazionali dopo i tre di ieri, principalmente al Niguarda di Milano, mentre in sei resteranno in Svizzera perché troppo gravi per essere trasportati. Le autorità elvetiche, rispetto alla quarantina di persone decedute nel rogo, non hanno rilasciato alcuna informazione, limitandosi a dire che prosegue il lavoro di identificazione e confermando di fatto che ci vorrà tempo, visto lo stato dei corpi carbonizzati.
Diversi veicoli che trasportavano le salme hanno iniziato ad arrivare a mezzogiorno al centro funebre di Sion. Per accelerare la procedura Israele ha inviato un team specializzato ed anche l’Italia ha messo a disposizione la sua polizia scientifica. Per quanto riguarda le indagini, “l’ipotesi principale che sta guadagnando terreno” è “che l’incendio sia partito dalle candele incandescenti o dalle stelle filanti che erano state posizionate sulle bottiglie di champagne”, ha riferito la procuratore generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud, spiegando che l’esame di numerosi video tende a corroborare le dichiarazioni di molti testimoni.
Gli inquirenti in questa fase restano cauti, specificando che Jessica e Jacques Moretti, proprietari del bar, sono stati per il momento ascoltati “in qualità di testimoni”. Ora comunque ci si concentrerà sui lavori svolti nel locale, sulle misure di sicurezza e antincendio, i materiali impiegati, il numero di persone presenti, il numero di persone autorizzate e le vie di evacuazione e d’accesso.
All’indomani della tragedia, era emerso che l’unica e angusta uscita del bar aveva ostacolato la fuga. Inoltre non sarebbero stati fatti controlli adeguati all’ingresso, facendo passare persino dei 13enni.
“Evidentemente qualcosa non ha funzionato” sul piano della sicurezza, ha sottolineato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, visitando il luogo della tragedia. Mentre l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado ha parlato di “disastro evitabile”.
Riguardo alla situazione degli italiani coinvolti, il ministro, che ha incontrato i familiari, ha confermato il numero dei 6 dispersi e dei 13 feriti, mantenendo il riserbo sulle loro identità. Ma dai media sono iniziati a emergere i primi nomi, soprattutto di ragazzi, alcuni minorenni, provenienti da Roma, Genova, Milano, Belluno.
Nel frattempo la macchina degli aiuti resta in movimento: gli svizzeri hanno chiesto medici specializzati e psicologi, ha detto il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, che ha firmato il decreto per consentire a tutte le strutture regionali di poter intervenire con uomini e mezzi.
