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Sciopero taxi: stop di 24 ore, disagi anche a Firenze. I motivi della protesta

ROMA – Oggi, martedì 13 gennaio 2026, i taxi si fermano per 24 ore. E’ infatti in corso uno sciopero nazionale che può rendere più complicato trovare un’auto disponibile.

“A Firenze l’adesione è totale”. È quanto ha dichiarato il presidente nazionale Uritaxi e presidente 4390 Taxi Firenze Claudio Giudici, in riferimento allo sciopero di oggi. Tra le richieste la tutela del servizio pubblico, norme che regolino le piattaforme tecnologiche oltre al completamento della legge 12/2019 contro l’abusivismo. “Ci sono davvero pochi taxi oggi in città – ha aggiunto Giudici -. Se dicessi che la percentuale è del 99% sarei basso, perché oggi c’è veramente una adesione totale. Le uniche vetture che stanno lavorando sono quelle dedicate alla tutela delle fasce deboli, come gli anziani e coloro che si devono recare in ospedale: tra l’altro abbiamo deciso che il ricavato dei tassisti operativi andrà in beneficenza”.

Giudici ha inoltre spiegato che a Roma, per la manifestazione nazionale, ci “sono tassisti da tutta la Toscana. Dobbiamo avere più tutele e chiediamo che il governo presti fede agli impegni presi”. A Firenze anche dal 4242 si parla di “un’adesione molto alta. Garantiamo i servizi essenziali, come per coloro che devono urgentemente andare in ospedale”.

AGGIORNAMENTO DELLE 15.14

A Firenze lo sciopero dei taxi coincide con l’apertura di Pitti Uomo e, per tutta la mattinata di oggi, si sono verificati disagi: “I disagi ci sono – ha spiegato Giudici -. Ci sarebbero stati anche in una giornata normale, visto l’afflusso che c’è per Pitti: figuriamoci per oggi”. Sempre relativamente alla protesta Giudici ha affermato che i “tassisti italiani sono esasperati per questa aggressione contro il mondo del lavoro da parte dei gruppi finanziari che stanno dietro le app a base di asta algoritmica. Questi operano impunemente violando le severe leggi sul trasporto che invece gravano sui taxi. Innovazione e concorrenza sono diventati i pretesti per attuare una distruttiva e sistematica pratica di concorrenza sleale e chi non lo riconosce è o disonesto o sottovaluta la diffusione di pratiche centrate sulla prevaricazione finanziaria invece che sul rispetto delle leggi”.



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