Firenze: necropoli romana in piazza Beccaria. Ma i lavori della tramvia andranno avanti. Le scelte (discutibili) della Soprintendenza

A metà degli anni Ottanta, Firenze venne paralizzata – nel vero senso della parola – per il ritrovamento della lavanderia romana in piazza della Signoria. Ovvio, i romani, quando arrivarono, vollero, anche qui, servizi e attività che avevano a casa. E sappiamo bene che, se si va a “grattare” anche altrove nel sottosuolo di “Fiorenza”, ci sono reperti archeologici. Il soprintendente di allora, professor Francesco Nicosia, non voleva saperne di chiudere quella fossa aperta davanti a Palazzo Vecchio, diventata, per il reticolato intorno, una specie di voliera per piccioni e falchetti torraioli. Si parlò, addirittura, di lastricare una delle più belle piazze medievali del mondo, con del vetro. Per far vedere i resti della lavanderia.
Per fortuna di Firenze, diventò ministro dei beni culturali una signora siciliana di vasta cultura (era stata preside di un liceo classico) ma anche molto pratica, Vincenza Bono Parrino. Venne a Firenze e dopo un sopralluogo di un paio d’ore, seguito anche dal nostro direttore, Sandro Bennucci, allora cronista de “La Nazione”, decise: “Si richiuda la buca e si ripavimenti la piazza con le pietre che da sempre l’hanno ricoperta”. Bennucci scrisse il pezzo che, il giorno dopo, avrebbe seppellito polemiche e discussioni che duravano da qualche anno. Con le lungaggini che avevano trasformato piazza della Signoria nel “pollaio” per i piccioni.
Una storia simile potrebbe riesplodere, ora, in seguito al ritrovamento archeologico portato alla luce in piazza Beccaria, a pochi passi dalle mura trecentesche emerse durante i lavori per i sottoservizi della nuova tramvia. Dalle profondità del cantiere è emersa una piccola tomba contenente un mini scheletro, inizialmente attribuito a un bambino vissuto nel Trecento. Successive analisi hanno invece stabilito che i resti appartengono a una bambina morta in epoca romana, circa 2.050 anni fa.
La notizia è stata riportata prima da “La Nazione” il 16 gennaio 2026. Ma la scoperta ha portato a successivi approfondimenti. Quello che sembrava solo di un muretto medievale è risultato essere un antico ponte che superava il fossato a protezione delle mura arnolfiane, nella zona dove si trovava un “antiporta”, un ambiente difensivo costruito dal 1321 in poi.
Dalla Soprintendenza hanno spiegato, come riporta oggi, 19 gennaio 2026, “La Repubblica”, che, allargando l’area dello scavo, sarebbe plausibile rinvenire altre tombe e i resti di una necropoli romana. Quella porzione di piazza Beccaria, infatti, insiste sulla proiezione del decumano massimo, la direttrice principale che in epoca romana attraversava la città da est a ovest. L’attuale piazza si trovava sulla strada usata per spostarsi da Firenze verso gli altri centri posti a oriente, ed era consuetudine, chiariscono sempre gli archeologi della Soprintendenza, costruire necropoli fuori città. Ma la verità non verrà a galla, almeno non in questa fase.
Non si tratta, infatti, di uno scavo di ricerca, ma di un ritrovamento legato ai sottoservizi della tramvia, ossia alla posa del nuovo acquedotto cittadino, che peraltro ha i tempi contingentati dal Pnrr visto che i cantieri per la linea 3.2.1 devono essere completati tra un anno.
Di certo proseguirà fino a mercoledì 21 gennaio, quando è prevista la riunione del Corepacu, in cui sarà presa una decisione in merito alla richiesta del Comune di rimuovere parzialmente i resti medievali per il passaggio del tubo, largo 1,20 metri. Il Corepacu è la commissione regionale per il patrimonio culturale ed esprimerà un parere frutto di un voto a maggioranza, dopo aver ascoltato il parere della Soprintendenza fiorentina che è competente e ha un peso, anche se non deciderà, ma comunque ha un peso. Tanto che nei giorni precedenti Natale aveva lasciato intendere, attraverso dichiarazioni ufficiali, l’importanza pubblica che la posa dell’acquedotto riveste per la città.
Polemiche sulle scelte della Soprintendenza? Almeno tre osservazioni sulle conclusioni alle quali è giunta, negli ultimi anni, capaci di sorprendere e spaccare l’opinione pubblica. La prima riguarda le famigerate scale elicoidali dello stadio Franchi, volute cent’anni fa dall’architetto Pierluigi Nervi, e diventare ostacolo insormontabile per buttare giù l’impianto sportivo e costruirne uno nuovo come avrebbe voluto il compianto presidente della Fiorentina, Rocco Commisso.
La seconda questione è l’altrettanto famigerato “cubo nero” spuntato dove c’era l’antico Teatro Comunale. Un “cubo” da cui tutti, più o meno, hanno preso le distanze. Ma qualcuno avrà firmato carte e progetti no? Quell’oggetto, fatto per accogliere turisti danarosi, rompe lo skyline cittadino. La Soprintendenza se n’era resa conto?
Terza storia: la costruzione, nel cuore di Firenze, davanti alla Biblioteca Nazionale, di un muraglione finanziato dalla Regione Toscana, che dovrebbe servire a limitare il rischio di alluvioni ma che, come sanno bene gli esperti, servirà solo a nascondere l’Arno dalla vista dei fiorentini. Perchè Firenze e due terzi della Toscana si difendono dalle “mattane” del fiume soltanto con opere a monte. Quando arriva un’onda alta sei metri, portata da una valanga d’acqua di 4100 metri cubi al secondo, come accadde il 4 novembre 1966, non ‘è più nulla da fare. E ancora: se costruisci un muraglione in riva destra, finisci per allagare quel che c’è a sinistra. La Soprintendenza che cosa ha fatto? A quanto pare, visto che la brutta e inutile costruzione va avanti, avrebbe semplicemente alzato paletta verde. Come sembra che farà, ma solo in questo caso giustamente, sulla necropoli di piazza Beccaria.
