Fiorentina, Giuseppe Commisso e la promessa dall’altare del Duomo: “Forza viola, resteremo. Ciao babbo”

Al culmine di un momento di grande commozione, dal pulpito dell’altare maggiore del Duomo, Giuseppe Commisso, figlio di Rocco, alla fine della messa in suffragio, ha pronunciato poche parole in italiano ma più forti di ogni proclama: “Forza viola, resteremo, ciao babbo”. Scatenando l’ovazione popolare sotto la volta maestosa della Cupola del Brunelleschi.
In piedi la mamma, Catherine che, pochi istanti prima di lui aveva comunque dato la notizia: “Noi, la famiglia, continueremo le attività di Rocco”. Battimani dei calciatori viola, con l’allenatore, Paolo Vanoli, in prima fila insieme a De Gea, Mandragora e Dodò, brasiliano cattolico, intervenuto recitando l’invocazione – “Ascoltaci o Signore!” – nella messa celebrata dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze. Perchè il vescovo “titolare”, Gherardo Gambelli, è a visitare le missioni della Curia in India.
In piedi e plaudente la rosa della Fiorentina, la squadra femminile, le giovanili. Ma soprattutto l’eco entusiasta dei tifosi, assiepati sulle panche e sul fondo, vicino alla porta principale, davanti al Battistero: ossia quella, per esser chiari, da dove ogni anno, per Pasqua, la Colombina “vola” a incendiare il Carro, il “Brindellone”.
Ha visto tante cose, la Cattedrale di Firenze, dalla sua consacrazione, avvenuta il 25 marzo 1436. Perfino il sangue e le coltellate della congiura de’ Pazzi (26 aprile 1478), ma l’urlo “forza viola” di stasera, 26 gennaio 2026, è un inedito. Un urlo laico nella casa della fede. Significa, al di là dell’enfasi con il quale è stato pronunciato, che la famiglia Commisso non ha intenzione di rinunciare alla Fiorentina. In ogni caso non ora. Il futuro, come sempre, è da vivere e da scrivere. Ma la promessa vale.
Giuseppe ha aggiunto, non in una conferenza stampa, ma lì, all’altar maggiore, davanti a Betori, al ministro Andrea Abodi, alla sindaca Sara Funaro, al presidente della Regione, Eugenio Giani, al numero uno della Federcalcio, Gabriele Gravina e, soprattutto, al cospetto di Firenze e dei fiorentini, che lui, sua madre e, insomma, tutta la famiglia, s’impegnano a continuare, con rispetto, la passione per la Fiorentina, insieme alla cura dell’impero economico e alle altre attività costruite da Rocco. Un’eredità, quella sportiva, di cui anche lui, ora, si sente parte. E che certamente non vorrà veder precipitare in B, ma tornare in alto, magari conquistando quel trofeo che a Rocco, indubbiamente, è mancato.
