Femminicidio Federica Torzullo: il figlio affidato ai nonni materni. Si cerca ancora l’arma del delitto

ROMA – Sarà affidato ai nonni materni il figlio di Federica Torzullo, la 41enne uccisa dal marito Claudio Carlomagno, reo confesso, in una villetta di Anguillara, tra l’8 e il 9 gennaio 2026. E’ quanto stabilito dal tribunale per i minorenni di Roma dove oggi, 28 gennaio, si è svolta l’udienza per l’affidamento del figlio di 10 anni della donna e dell’uomo, in carcere con l’accusa di averla uccisa.
Il giudice ha disposto che il bambino venga affidato ai nonni materni e, in qualità di tutore, al sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo. Una decisione assunta nell’interesse del minore, che è stato travolto da una tragedia familiare. Tragedia su cui proseguono le indagini. I carabinieri del nucleo investigativo del reparto territoriale di Ostia hanno effettuato un nuovo sopralluogo presso la ditta di Claudio Carlomagno. Nell’azienda, già al centro di accertamenti nei giorni scorsi, era stato esaminato uno dei veicoli aziendali dove, proprio nelle sue vicinanze, era stato trovato il cadavere della donna. Gli investigatori stanno inoltre estraendo i dati del Gps dell’auto dell’indagato, per ricostruire con precisione i movimenti del veicolo nelle ore precedenti e successive al delitto.
A rendere ancora più drammatico il quadro della tragedia è il suicidio, scoperto sabato pomeriggio, di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, genitori dell’uomo arrestato. “È un orrore che si aggiunge all’orrore di Federica”, ha commentato Carlo Mastropaolo, legale della sorella della vittima, Stefania, davanti alla villetta di Anguillara Sabazia dove si è consumato l’omicidio. “La famiglia Torzullo oggi è concentrata sugli interessi del bambino e alla ricerca della verità a 360 gradi”. Secondo il legale, ci sarebbero ancora “zone d’ombra nella ricostruzione” dei fatti, tanto che Stefania Torzullo avrebbe espresso il desiderio di incontrare Claudio Carlomagno.
“È un desiderio difficile da realizzare – ha spiegato Mastropaolo – ma nasce dalla volontà di arrivare alla verità, a quella vera, non a quella raccontata finora”. Anche la Procura di Civitavecchia, ha ribadito l’avvocato, non starebbe tralasciando alcun elemento, compresa l’ipotesi della premeditazione, definita però ancora prematura. Sul piano giuridico, per la famiglia Torzullo il quadro appare già chiaro. “Il movente è quello di soffocare ogni autonomia decisionale di Federica”, ha affermato l’avvocato Nicodemo Gentile. “Oggi esiste il delitto di femminicidio e non vedo altri sbocchi possibili: l’imputazione contestata è pertinente e corretta”. Nel frattempo, i sindacati dei lavoratori lavoro (la Uil Poste Lazio e Slc Cgil) hanno chiesto a Poste Italiane l’installazione di una panchina rossa in memoria di Federica, che lavorava al centro di smistamento di Fiumicino, e l’istituzione di una borsa di studio per il figlio. “Un segno per ricordare la donna, la lavoratrice, la madre – spiegano – e per sostenere, almeno in parte, un bambino segnato da un trauma indelebile”.
Si cerca ancora l’arma del delitto, che secondo quanto raccontato da Claudio Carlomagno nella sua confessione, avrebbe gettato in un canale lungo la via Braccianese.
