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Fiorentina, Paratici: “Testa nel carro armato fino a maggio. La squadra non è da B. Tocca a noi tirarla fuori. Kean? miglior attaccante italiano”

Fabio Paratici durante la prima conferenza stampa al Viola Park (Foto Palinko/Florindo Firenze Post)

FIRENZE – Senza giri di parole, Fabio Paratici, manager del calcio navigato e quotato, nella sua prima conferenza stampa al Viola Park lancia il messaggio, preciso e determinato, per la Fiorentina: “Ad oggi dobbiamo essere realisti, vista la situazione. Perciò testa nel carro armato fino al 24 maggio. Non usciremo da questa situazione in un mese. Per questo dobbiamo impegnarci al massimo in questa impresa. Perchè la Fiorentina non vale la serie B. E’ in zona serie B, ma sta a noi tirarla fuori da questa situazione”.

CORAGGIO – Aggiungendo subito dopo: “Più avanti immagino una Fiorentina di nuovo internazionale, attrattiva, capace di riprendere il posto che merita e le compete. E’ un’esperienza coraggiosa, ma assai stimolante”. Quindi: “Perchè sono venuto? Incontrai a Londra, il 16 dicembre scorso, Alessandro Ferrari, mi chiese se sarei stato disponibile a venire. Ci pensai… La Premier League è il massimo. Allora? tornato in Italia per il tempo e la pasta “. Ride: “Seriamente: c’era la voglia di rivivere il campionato italiano e, per di più, in un grande club”. Immediatamente la domanda successiva: che cosa le ha detto, Rocco Commisso, per convincerla ad accettare la Fiorentina? Risposta prevedibile considerata l’esperienza del personaggio: “Non è stato il Presidente a convincere me, ma io far capire a lui che ero pronto per arrivare in un grande club, con la sua storia, i suoi tifosi e un brand come la città di Firenze alle spalle”.

BUDGET – L’impressione? Che sia consapevole di doversi prendere sulle spalle una società, e soprattutto una squadra in forte difficoltà. Comanderà lui? Nella parte tecnica sì. Alessandro Ferrari, al suo fianco, dopo i saluti, non ha aperto bocca. Il limite? Mark Stephan, l’uomo di fiducia dei Commisso, la persona che tiene i cordoni della borsa. Dovrà discutere con lui quando da spendere oltre il budget che probabilmente è stato concordato al momento della stretta di mano e della firma del contratto.

MERCATO – La campagna acquisti? Prevedibile lo smarcamento: “Fin qui ho lavorato per il Tottenham, non entro nelle scelte fatte da altri mentre non c’ero”. Parole con le quali ha preso le distanze da titoli di giornali e frasi degli opinionisti che hanno dato a lui il voto per il mercato d’autunno.

VANOLI – E arriva la domanda su Vanoli. Risposta: “E’ bravo, lui è il re leone, noi siamo qui per aiutarlo ma le scelte le deve fare lui. Noi faremo il nostro lavoro. Tutti, qui, siamo pagati a 5 stelle, in un ambiente a 5 stelle, mangiamo a a 5 stelle. Ma dobbiamo dare il 100%. Lo diamo il 100%? Lo chiederò anche ai giocatori che incontrerò dopo questa conferenza stampa”.

SQUADRA E COLLABORATORI – E ancora: “Per conoscere un calciatore è meglio andarci a mangiare che vedere tre partite nelle quali ha giocato. Credo nella Fiorentina? Certo, è una squadra che ha sempre fatto intorno ai 65 punti. Non ho chiesto carta bianca, sono qui per dare una mano”. Il principale collaboratore? “Roberto Goretti ha tutta la mia stima, persona leale, diretta, schietta, spero faccia grande carriera, come facevamo alla Juve. Goretti sarà il mio braccio destro. Poi ci sono Lorenzo Giani, che trovai quando arrivai alla Juve, e me lo sono portato dietro. Poi Moreno Zevi, si occupa dei giocatori in prestito”.

RUGANI – E via le domande sui calciatori chiave. “Rugani? Giocatore di gran livello, ha disputato partite decisive in Champions e per gli scudetti. Non ha tatuaggi, nè orecchini, non dice parolacce. Ragazzo serio, mi aspetto molto da lui”.

KEAN – Poi Kean, attaccante dei sogni e di una stagione, questa, deludente. Paratici: “Kean? La Fiorentina, ripeto, fa normalmente 65 punti. Oggi ne ha 17. Ovvio che il problema non sia lui. E’ il miglior attaccante italiano, uno dei più forti in circolazione. Deve solo ritrovare se stesso. E’ un ragazzo, che conosco da quando arrivò alla Juve, da 20 gol a campionato. Ci parlerò dopo, ma non ho molto da dirgli: solo che metta la testa nel carro armato. Dobbiamo aiutarlo a tornare ai suoi livelli. Fortini e Dodò? I loro rinnovi? Sono giocatori importanti, ne avremo cura”.

FAGIOLI – Che cosa pensa di Fagioli e del suo momento? Paratici si illumina. Dice: “E’ un patrimonio del calcio italiano. E’ piacentino come me, conosco i suoi genitori. Arrivò alla Juve a 14 anni. Deve aggiungere cattiveria agonistica e voglia di essere il numero uno. Questa non è una ripartenza, lui è molto giovane, quindi deve viverla come una vera partenza”.

SQUALIFICA – La squalifica per le vicende juventine che cosa le ha lasciato? Replica secca: “Sicuramente sono una persona migliore, certo più strutturata. Errori? L’ho detto due mesi fa: nessuno alla Juve è stato condannato per aver falsato i valori. Nessuno ha commesso errori. Confesso che mi sono vergognato da dovermi difendere da qualcosa che non ho fatto”.

TORINO – Gli chiedono del Viola Park? Risponde: “Vengo dal Tottenham che ha un centro sportivo ottimo, ma questo è un’altra cosa. Derby col Torino? A Londra il derby era con l’Arsenal. Contro il Torino, sabato, sarà una partita come le altre. Dobbiamo lottare fino al 24 maggio, cattivi e concentrati. Futuro? Sono molto critico verso me stesso e con tutti coloro che lavorano con me. Una volta scesi dal carro armato vedremo. Ovvio che la Fiorentina deve pensare in grande”. Tutto qui. E’ molto. Non deve far gol, Paratici, ma motivare quelli che vanno in campo. La società, fin qui, ha commesso un errore dietro l’altro, anche nella scelta delle persone. Paratici? C’è chi lo paragona a Italo Allodi che io ho conosciuto benissimo. Vedremo se gli somiglia veramente.


Sandro Bennucci

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