Prato: nuove aggressioni e violenze nel carcere della Dogaia. Ai danni di agenti e detenuti

PRATO – La Procura di Prato continua a documentare aggressioni verso agenti e detenuti, telefoni clandestini e traffici interni al carcere della Dogaia di Prato dopo il blitz del 2025. Tra gli episodi più recenti, il 31 gennaio 2026 è stato sorpreso un detenuto italiano di 22 anni, originario di Salerno, mentre utilizzava uno smartphone nella sezione polo scolastico: braccato dagli agenti, ha tentato di distruggerlo in bagno. Il 2 febbraio, intorno alle 20.20, un altro cellulare è stato trovato nelle scale del reparto alta sicurezza.
Il procuratore Luca Tescaroli dà anche conto dell’esercizio dell’azione penale nei confronti di un ispettore superiore della polizia penitenziaria, accusato di percosse ai danni di un recluso immobilizzato nell’infermeria il 29 novembre scorso: “Ha colpito il detenuto – si legge in una nota – con schiaffi assestati a mano aperta sferrati dopo aver indossato dei guanti di pelle nera e nonostante la vittima fosse stata immobilizzata e reso inoffensiva da numerosi altri agenti della polizia penitenziaria presenti sul posto”. Varie le aggressioni ai danni della polizia penitenziaria. L’8 gennaio un detenuto marocchino ha colpito con pugni e con un estintore un agente che gli aveva impedito di usare l’ascensore, provocandogli un trauma cranico con prognosi iniziale di dieci giorni. Il 12 gennaio un 43enne albanese ha causato la frattura della mano a un altro agente (30 giorni di prognosi) nel tentativo di forzare uno sbarramento.
Il 6 febbraio un 26enne romeno ha spruzzato un estintore contro il volto di un agente, colpendolo agli occhi e ferendolo per sette giorni e danneggiando anche una telecamera. La Procura cita inoltre due episodi del novembre scorso: uno in cui un detenuto tunisino di 40 anni ha spinto un agente contro il muro, ferendolo, e un altro in cui un ventenne libico avrebbe minacciato di morte il comandante del carcere, tentando di colpirlo con un pugno e lanciandogli contro un estintore. Secondo gli inquirenti, prosegue anche la compravendita di sostanze stupefacenti all’interno della struttura.
