Bollette: bonus da 115 euro a famiglie vulnerabili. Sostegno anche alle imprese. Chi ne ha diritto

ROMA – Approvato dal Consiglio dei ministri il nuovo decreto sulle bollette, con cui il governo mette a terra tre miliardi per il 2026 – cinque, complessivamente – contro il caro energia, a partire da un bonus di 115 euro per le famiglie meno abbienti.
Per la premier, Giorgia Meloni, si tratta di “un provvedimento molto significativo che tocca una delle priorità che ci eravamo dati dall’inizio, e cioè fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese”. Il governo, sottolinea il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, “ha scelto ancora una volta la strada della concretezza, per la competitività del sistema Paese e per la crescita economica”.Per le famiglie ‘vulnerabili’ – sono 2,7 milioni – che già percepiscono il bonus sociale da 200 euro l’anno, il provvedimento prevede nel 2026 uno sconto in bolletta fino a 115 euro.
Anche chi ha Isee inferiore ai venticinquemila euro annui potrà ottenere uno sconto, ma su impulso delle imprese venditrici che potranno riconoscerlo in cambio di una “attestazione che può essere utilizzata anche a fini commerciali”. Il secondo pilastro del provvedimento riguarda le imprese. “Qualche esempio concreto: un artigiano o un piccolo ristoratore – chiarisce Meloni – avrà una riduzione media di oltre 500 euro l’anno sulla bolletta elettrica e di 200 su quella del gas. Per le piccole e medie imprese di maggiori dimensioni, il beneficio stimato cresce fino a circa 9mila euro l’anno per l’elettricità, 10mila euro l’anno per il gas. Arriviamo poi alle imprese più grandi, come ad esempio le imprese gasivore, che potranno arrivare ad un taglio di oltre 220 mila euro l’anno sul gas”.
Tra le misure c’è il taglio dei tempi di pagamento degli oneri di sistema, che le aziende energetiche sono tenute a versare allo Stato, e c’è un incremento dell’Irap del 2% per le aziende produttrici. Le risorse, stimate in 431,5 milioni per il 2026, 501,1 milioni nel 2027 e 68,4 milioni nel 2028, saranno destinate all’abbattimento degli oneri di sistema per 4 milioni di imprese.
Mano tesa anche agli energivori, come ad esempio le aziende della ceramica o del vetro, “con l’abbattimento degli oneri di trasporto e di altre componenti della tariffa”, dice ancora la premier. Ci sono poi misure per disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas per garantire energia rinnovabile a prezzi ridotti, promuovendo il ricorso ai ‘Power Purchase Agreements’, con “una piattaforma pubblica che consente alle aziende di aggregarsi per acquistare direttamente dai produttori l’energia di cui hanno bisogno, svincolandosi dal mercato attuale e quindi anche dalla speculazione – spiega Meloni – Questo consentirà, facendo leva sul mercato dei cosiddetti Ppa, di abbassare il prezzo dell’energia anche grazie alla garanzia dello Stato attraverso il ruolo del Gse e di Sace”.
Sul tema degli Ets “vogliamo scorporarne il costo dalla determinazione del prezzo delle energie rinnovabili, come ad esempio l’idroelettrico o il solare, per abbassare i costi”. Una misura che dovrà passare il vaglio di Bruxelles, dove il ministro degli Esteri e Antonio Tajani promette che “ci batteremo” perché “abbiamo deciso di imprimere una svolta” e “ci confronteremo per ottenere il miglior risultato possibile”.
Il decreto prevede inoltre un meccanismo di riduzione del costo di produzione dell’energia elettrica da parte degli impianti termoelettrici, assieme alla razionalizzazione del sistema dei prezzi minimi garantiti per le bioenergie e misure per rafforzare la concorrenza nei mercati all’ingrosso. Sul prezzo del gas viene attivato un servizio di liquidità gestito da Snam, che permetterà di eliminare l’attuale differenziale, più alto di circa due euro al megawattora, tra il punto di scambio virtuale italiano (PSV) e il prezzo del gas europeo (TTF).
È inoltre prevista la vendita di gas stoccato sul mercato e una ‘gas release’, con l’obiettivo di sostenere i clienti finali industriali. “È positivo che si intervenga con misure concrete a sostegno di famiglie e imprese, ma soprattutto che si inizi a delineare una visione più ampia e strutturale di politica industriale per il nostro Paese”, commenta il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.
