San Casciano Val di Pesa: rifiuti abbandonati, anche pericolosi, al Bargino. Indagini su un’impresa edilizia

SAN CASCIANO VAL DI PESA (FIRENZE) – I carabinieri hanno scoperto a San Casciano Val di Pesa, in località Bargino, un’area boscata compresa fra Via cassia per Siena e il Borro delle tane, la presenza di un abbandono di rifiuti pericolosi e non pericolosi, costituito da circa 50 sacconi neri, derivanti da ristrutturazioni edilizie.
L’area è di rilevante pregio ambientale e paesaggistico, distinta da un contesto naturale di particolare eccellenza. I militari, ispezionando i materiali depositati, rinvenivano sul posto numerose etichette identificative dei prodotti utilizzati nell’attività, riconducibili a lavori edilizi, e nutrendo il sospetto che potessero trattarsi di materiali pericolosi, richiedevano l’immediata classificazione degli stessi ad ALIA servizi ambientali s.p.a.. che confermava che tra i rifiuti abbandonati erano effettivamente presenti rifiuti pericolosi.
Successivamente i militari riuscivano a risalire al sito dove i materiali (secchi di vernice e i pancali di stiferite utilizzati per cappotti termici) erano stati utilizzati, corrispondente ad un edificio dove effettivamente erano in corso svariati interventi edilizi. I forestali individuavano dunque la ditta aggiudicataria dei lavori e, sospetta l’Arma, responsabile dell’abbandono dei rifiuti.
Sono stati segnalati per all’Autorità Giudiziaria tre persone titolari di ditte edili, a diverso titolo responsabili della gestione dei rifiuti utilizzati nella ristrutturazione di un immobile e successivamente abbandonati in area limitrofa ad un bosco.
I Carabinieri forestali sono impegnati nel contrasto al fenomeno diffuso dell’abbandono di rifiuti speciali – come calcinacci, cemento, laterizi, cartongesso o materiali contenenti sostanze pericolose – in aree periurbane. I boschi rappresentano habitat delicati, spesso ricchi di biodiversità, e l’accumulo di macerie può alterare il suolo, compromettere la vegetazione e contaminare le falde acquifere.
L’attività investigativa – che può includere sopralluoghi, repertazione di indizi, analisi dei materiali, verifica dei cantieri attivi nella zona e ricorso a sistemi di videosorveglianza – consente di ricostruire la filiera del rifiuto e attribuire responsabilità precise. Questo rafforza il principio di legalità e il concetto di “chi inquina paga”.
