
Guerra in Iran, Trump: “Li stiamo massacrando e il grande attacco deve ancora arrivare”. Non esclude l’invio di truppe di terra

WASHINGTON – Donald Trump vuole andare avanti. E non esclude l’invio di truppe di terra. Infatti nel primo intervento dal vivo, a 72 ore dal lancio di ‘Epic fury’, il Tucoon ha rivendicato che l’operazione militare contro l’Iran sta andando meglio del previsto, nonostante la morte di quattro soldati americani, e ha avvertito che il peggio per il regime di Teheran deve ancora venire.
“L’operazione su larga scala continua. Abbiamo distrutto la leadership in un’ora, avevamo programmato quattro settimane”, ha dichiarato il presidente americano in un evento alla Casa Bianca per la consegna della medaglia della libertà ad una serie di eroi di guerra, dal secondo conflitto mondiale a quello del Vietnam. Poco prima, in una delle tante interviste concesse dopo l’attacco, aveva detto che l’America “sta massacrando l’Iran” avvertendo che “non abbiamo ancora iniziato a colpirli duramente, la grande ondata non si è ancora verificata. Arriverà presto”.
Trump, e prima di lui il segretario alla Difesa Pete Hegseth, non hanno escluso l’invio di soldati americani sul campo “se necessario”. “Non dico come ogni presidente: ‘Non ci saranno uomini sul campo’. Dico probabilmente non ne abbiamo bisogno o ci saranno se sono necessari”, ha dichiarato il commander-in-chief. Quanto ai tempi dell’operazione militare, per quanto abbia sottolineato che è “molto in anticipo”, il tycoon ha sottolineato che gli Stati Uniti hanno “le capacità per andare avanti oltre le 4-5 settimane previste”.
Il presidente ha anche ironizzato sulla sua volubilità. “Dicono che voglio fare le cose in fretta perché poi mi annoio. Io non mi annoio. Non c’è niente di noioso in questo. Se mi annoiassi, non sarei qui adesso. D’altra parte, ha spiegato, gli obiettivi che Washington vuole raggiungere sono quattro.
“In primo luogo, stiamo distruggendo le capacità missilistiche dell’Iran. In secondo luogo, stiamo annientando la loro marina. Abbiamo già distrutto dieci navi, sono in fondo al mare”, ha aggiunto. “In terzo luogo, stiamo facendo in modo che il principale sponsor mondiale del terrorismo non possa mai ottenere un’arma nucleare, non avrà mai un’arma nucleare”. E, infine, “stiamo facendo in modo che il regime iraniano non possa continuare ad armare, finanziare e dirigere eserciti terroristici al di fuori dei propri confini”.
Trump ha ribadito la sua convinzione che Teheran disponeva già di missili in grado di colpire l’Europa e le basi Usa nella regione “e presto avrebbe avuto missili in grado di raggiungere la nostra splendida America”. E ha poi sottolineato che la decisione di attaccare, presa dopo i colloqui di Ginevra e comunicata al Pentagono alle 15.38 di venerdì 27 febbraio, “era la migliore e l’ultima chance” per farlo.
“Il programma missilistico balistico del regime stava crescendo rapidamente e in modo esponenziale, e ciò rappresentava una minaccia molto chiara e colossale per l’America e le nostre forze armate di stanza all’estero”, ha detto inviando una frecciata a quegli alleati degli Stati Uniti che, nelle ultime ore, stanno prendendo le distanze dall’operazione.
“Tutti ci sostenevano. Semplicemente non hanno avuto il coraggio di dirlo”. Trump ha anche parlato per la prima volta in questi giorni della sua decisione del 2018 di ritirarsi dall’accordo sul nucleare iraniano negoziato dal presidente Barack Obama. “Era un’intesa orribile e pericolosa che avrebbe permesso all’Iran di avere armi nucleari tre anni fa”.
Nel frattempo continua a salire la polemiche sulla decisione unilaterale del presidente di attaccare. Secondo un sondaggio di Reuters/Ipsos, effettuato prima dell’annuncio della morte di quattro militari Usa, solo un americano su quattro sostiene la guerra in Iran. E mentre i democratici spingono per portare al voto una risoluzione sui poteri di guerra, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, con quello alla Difesa, il direttore della Cia John Ratcliffe e il generale Dan Caine, hanno fatto il punto della situazione sull’operazione ai principali leader del Congresso prima di rivolgersi nelle prossime ore a tutti i membri della Camera e del Senato.
