Guerra in Iran: colpita base Unifil in Libano, feriti due caschi blu. Italia invia fregata a difesa di Cipro. Trump vuole la resa

TEHERAN – “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata” assicura il presidente americano Donald Trump attraverso i social e spiega come solo “con leader accettabili il Paese avrà un grande futuro”. Dopo sette giorni di guerra Trump è più determinato che mai a cambiare il corso della storia dell’Iran.
Dal terreno le voci di Teheran confermano la linea dura degli Stati Uniti, descrivendo “la notte peggiore” sotto un diluvio di bombe. I raid sulla capitale hanno continuano ad intensificarsi, così come sulla periferia di Beirut, roccaforte di Hezbollah. In risposta i Pasdaran hanno insistito sui target americani nel Golfo, minacciando anche i siti energetici in cui operano le compagnie occidentali. Secondo i media Usa i bersagli vengono individuati grazie all’intelligence russa. “Make Iran Great Again!”, ha scritto Trump su Truth lanciando una nuova versione dello slogan Maga.
Diversi peacekeeper delle Nazioni Unite sono stati inoltre feriti quando una postazione dell’Unifil è stata colpita nel sud del Libano. Lo riporta l’agenzia statale libanese, senza specificare l’origine dell’attacco e precisando che diversi caschi blu ghanesi sono “stati feriti dopo che la posizione nella cittadina di Qawzah è stata colpita”.
FREGATA MARTINENGO VERSO CIPRO – Nel pomeriggio di oggi dal porto di Taranto è partita la fregata missilistica Federico Martinengo, la nave della Marina militare italiana destinata all’area di Cipro, nell’ambito dell’operazione per proteggere l’isola dagli attacchi iraniani in coordinamento con Spagna, Francia e Olanda. Un equipaggio di oltre 160 uomini della Marina militare italiana pronto ad avvistare con i radar eventuali droni o razzi fino a circa duecento chilometri di distanza mentre a neutralizzare le minacce potrebbero essere i missili Aster, attivi nel raggio di cento chilometri.
TELEFONATA STARMER-MELONI-MERZ-MACRON – Lavorare insieme per “la diplomazia e il coordinamento militare” in risposta all’escalation bellica innescata in Medio Oriente dagli attacchi di Usa e Israele all’Iran e dalla risposta di Teheran. E quanto hanno concordato in una telefonata a 4 i leader d’Italia, Regno Unito, Germania e Francia, Giorgia Meloni, Keir Starmer, Friedrich Merz ed Emmanuel Macron, di cui dà conto Downing Street.
