Famiglia uccisa da monossido a San Felice a Ema: tubo della caldaia invertito

FIRENZE – Nuovi sopralluoghi eseguiti dall’ingegnere Remo Vaudano, docente al Politecnico di Torino, nel corso dell’incidente probatorio disposto dal gip Sara Farini su richiesta della pm Silvia Zannini nella villetta di San Felice a Ema a Firenze dove il 19 dicembre 2024 morì intossicata la famiglia Racheli.
Secondo quanto emerso sarebbe stata un’inversione del tubo di aspirazione e quello di scarico della caldaia a provocare la morte da monossido di carbonio della famiglia composta dal capofamiglia Matteo, la sua compagna Alcione Margarida, entrambi 49enni, e il figlio di lui Elio di appena undici anni. Si salvò, miracolosamente, la figlia della coppia, che aveva sei anni.
L’ingegnere Vaudano, per la seconda volta, avrebbe accertato, grazie a una sonda con telecamera, che il tubo del camino aspirava anziché espellere i fumi di combustione. La perizia sarà depositata nelle prossime settimane. Con l’accusa di cooperazione in omicidio colposo, la procura ha iscritto nel registro degli indagati due imprenditori e un tecnico. Si tratta dei titolari di due distinte imprese: quella che provvide alla installazione della caldaia tra il 2019 e il 2020 e l’altra che certificò nel 2022, in occasione dei controlli periodici, l’idoneità del dispositivo e l’assenza di problematiche che avrebbero potuto comprometterne l’utilizzo. Il terzo è il dipendente della seconda ditta. Secondo l’accusa, in occasione della ristrutturazione della villetta, la caldaia non sarebbe stata montata correttamente. Il tubo di aspirazione e quello di scarico, secondo quanto ricostruito, sarebbero stati invertiti in fase di montaggio cosi che il dispositivo aspirava aria comburente dal comignolo del tetto e scaricava i fumi di combustione nello scannafosso, adiacente al locale destinato alla caldaia e alla lavanderia che attraverso una presa d’aria finivano nell’abitazione.
Nella villetta di solito veniva usato una stufa a pellet ma il 17 dicembre andò in tilt e fu accesa la caldaia. Si verificò una saturazione di monossido di carbonio nell’abitazione causando la morte della famiglia Racheli
