Firenze: il colore di Mark Rothko in mostra a Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca laurenziana

Firenze sarà attraversata da un’esplosione di colore: quella di Mark Rothko, ribadendo il legame profondo tra il maestro dell’arte moderna americana e il Rinascimento fiorentino. La grande mostra ‘Rothko a Firenze’, a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, in programma dal 14 marzo al 23 agosto, esce dalle sale di Palazzo Strozzi che l’ha promossa per coinvolgere anche altri due luoghi della città molto cari all’artista che li visitò per la prima volta nel 1950: il Museo di San Marco, dove cinque opere sono poste in dialogo diretto con cinque affreschi in altrettante celle dipinte dal Beato Angelico, e il vestibolo della Biblioteca Medicea laurenziana che ne propone due in relazione con lo spazio progettato da Michelangelo.
A Palazzo Strozzi il percorso espositivo è pensato come narrazione cronologica della ricerca artistica di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche. In mostra opere provenienti da collezioni private e da importanti musei esteri.
Nella prima sala è evidente l’interesse di Rothko per una dimensione simbolica e psicologica della figura e per l’impianto compositivo rinascimentale come nell’opera Interior (1936) che richiama la tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. A queste si affiancano i lavori neo-surrealisti degli anni Quaranta che introducono una sensibilità più fluida, preludio alla dissoluzione della forma in quelli che verranno detti Multiforms, campi di colore sospesi sulla tela che segnano il passaggio verso una totale astrazione.
Tra le opere esposte spiccano le grandi tele astratte No.3 / No. 13 (1949) provenienti dal MoMA di New York o Untitled (1952-1953) del Guggenheim Museum di Bilbao. Negli anni seguenti la tavolozza dell’artista si fa più raccolta, dai verdi e blu fino ai toni bruni e rossi degli anni Sessanta. La relazione con l’architettura riemerge negli studi per i Seagram e gli Harvard Murals ispirati anche al Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Il percorso si conclude con la serie pittorica Black and Gray (1969-1970) e le ultime opere su carta in cui la pittura raggiunge una sintesi totale di introspezione e rigore.
“Mio padre desiderava che chi osservava i suoi dipinti provasse la stessa esperienza religiosa che lui aveva provato mentre li realizzava – afferma Christopher Rothko, curatore della mostra insieme a Elena Geuna -. Ispirato dai suoi viaggi a Roma e Firenze, quell’elemento spirituale divenne ancora più centrale. In tutta la mostra abbiamo allestito sale intime dove l’interazione personale con le opere è massimizzata e valorizzata dalla loro risonanza con le sale storiche stesse”.
