Escort uccise a Prato e a Pistoia, Vasile Frumuzache: “Ho ucciso Denisa per paura e Ana Maria per disprezzo”

“Ho ucciso Maria Denisa Paun per paura, invece Ana Maria Andrei per disprezzo”. Questo è quanto ha detto Vasile Frumuzache nell’aula bunker di Santa Verdiana oggi, 19 marzo 2026, nel corso dell’interrogatorio durato quasi cinque ore.
La guardia giurata ha risposto alle domande del difensore, degli avvocati di parte civile e del pm Luca Tescaroli. Frumuzache è accusato di aver ucciso Ana Maria Andrei, 27 anni, a Montecatini Terme (Pistoia) nell’agosto 2024 e Maria Denisa Paun, a Prato nel maggio 2025. I corpi delle due donne, date per scomparse, furono trovati a distanza di molto tempo, smembrati e occultati in un terreno. L’assassino e le vittime sono tutti originari della Romania. All’udienza erano presenti il fratello e la sorella di Ana Maria Andrei e la moglie dell’imputato, seduti a una manciata di metri. Frumuzache, ultimo di tre figli, ha ricordato la sua vita, i maltrattamenti subiti dal padre e il suo arrivo in Italia nel 2008. Il lavoro da bracciante e poi da guardia giurata, il matrimonio e la nascita dei figli.
“Con mia moglie andava tutto bene – ha risposto – Eppure cercavo esperienze sessuali a pagamento. Andavo sui siti pornografici quasi tutti i giorni: era un impulso che non riuscivo a controllare. Sapevo che era sbagliato, mi coglieva il senso di colpa, ma poi ricominciavo”. Ha spiegato di aver contattato solo tre escort, tra cui le due donne uccise. La prima era stata Ana Maria Andrei. Una sera del luglio 2024, ha ricostruito, è solo in casa, la moglie e i bimbi sono in Sicilia. Contatta la escort a Montecatini e si spostano in auto in un posto appartato per avere un rapporto. “Voleva sapere se fossi italiano, quando le ho detto che ero romeno, ha cambiato idea. Le facevo schifo – ha ricordato – Ho provato a persuaderla dicendole ‘Sono un ragazzo pulito e germofobico’. Ho tentato di trattenerla, ma lei è uscita dalla vettura volevo farla ragionare. Poi ho il vago ricordo di averla accoltellata, di averla colpita al collo. Quando ho visto che non si muoveva più ho capito che era morta”. “Perché lo ha fatto?”, chiede il difensore. “Per le sue parole, il disgusto che provava per me”.
Poi ha raccontato l’incontro con Denisa Paun la sera del 15 maggio 2025. Fissano per telefono e si ritrovano al residence di Prato. “Dopo il rapporto mi ha chiesto 10.000 euro in cambio del silenzio per non svelare del nostro incontro a mia moglie. Pensavo fosse uno scherzo ma lei ha insistito. Ho perso la testa e l’ho aggredita”. Poi l’ha portata via con la valigia. Ha preso anche i due trolley e i due cellulari della donna. “La mattina ho accompagnato i bimbi a scuola e poi ho decapitato Denisa. Non so perché l’ho fatto”. Il suo difensore, avvocato Diego Capano, ha chiesto la perizia psichiatrica. La corte deciderà sul punto all’udienza del 2 aprile. Frumuzache ha pure spiegato il motivo della sua tentata evasione dal carcere di Sollicciano il 4 febbraio: “Volevo proteggere la mia famiglia, nella prima udienza del processo un familiare di una vittima mi ha minacciato di morte mimando il gesto del taglio della gola”.
Il procuratore Tescaroli ha chiesto la trasmissione degli atti alla sua procura per fare accertamenti su queste presunte minacce e gli ha contestato il reato di rapina accusando Frumuzache di aver sottratto alle due vittime, per sua stessa ammissione in aula, in tutto 1.200 euro.
