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Referendum: il successo del No con gli elettori “dormienti”. Campo largo: Conte sfiderà Schlein alle primarie. Con Renzi di rincorsa

Bonelli, Conte, Fratoianni e Schlein festeggiano. Ma la sfida fra loro parte ora. Primarie all’ultimo respiro

ROMA – Il no al referendum sulla giustizia è stato trasversale, ossia un’onda che ha toccato moltissime parti del Paese. Non ha vinto solo nelle Regioni rosse, ma anche al Sud e nelle isole, in territori come il Lazio e il Piemonte. Alla fine le uniche roccaforti del Sì sono state Lombardia e Veneto.

Secondo i sondaggisti, che questa volta non sono stati troppo preveggenti, “il centrosinistra non deve illudersi che i 14 milioni di voti (contrati alla riforma della giustizia, ndr) siano i loro, perché” in questo bacino “c’è una fetta di elettorato che è entrato in gioco ora, che non si sente rappresentata dall’attuale offerta politica” e che, proprio per questo, alle prossime politiche “potrebbe tornare in astensione”.

Sull’esito delle urne ha inciso un 10% di elettori, i cosiddetti “dormienti”, che non aveva votato alle scorse europee ma si è espresso in modo netto sul referendum: il 65% per il no e il 35% per il sì. Questo non ha fatto interamente la differenza ma ha spinto il no.

Sono persone che, in prevalenza, “hanno voluto esprimere un voto di scontento, anti-governo e pro-magistrati”. L’affluenza sembrava ancora più alta, ma alla fine si è fermata poco sotto il 59%. A spingere il no è stata l’idea di difendere la Costituzione, come accaduto peraltro nella maggiore parte dei referendum confermativi (tranne quello sulla riduzione dei parlamentari e sul titolo V). Ma, oltre a questo, indubbiamente, c’è stato un voto di opinione che ha due facce: quella dell’elettorato moderato non ideologicamente contrario alla separazione delle carriere, ma preoccupato per il rischio di un eccessiva concentrazione dei poteri sul governo; e quella del voto contro il governo.

Un campo eterogeno che ha insieme elementi di protesta e sensibilità istituzionale. E che ha premiato l’unione delle opposizioni che per questa partita si sono spese moltissimo e si sono compattate. Ma che ora guardano avanti, dimenticando Csm, separazione delle carriere e, soprattutto, i problemi veri che riguardano la giustizia. Come la carenza di personale, anche amministrativo, la lentezza dei processi, gli errori giudiziari.

Nel Centrosinistra, ora, si punta decisamente sulle prossime elezioni politiche. Che il Campo largo vorrebbe anticipate ma che Giorgia Meloni porterà a scadenza naturale. E si comincia a parlare, sempre nel Campo largo, di primarie di coalizione.

Dove si scatenerà la lotta interna fra Elly Schlein, la quale ritiene di dover essere la candidata di diritto alla presidenza del consiglio, e Giuseppe Conte, che ha già messo le mani avanti: ci sfideremo nelle primarie. Alle quali guarda con non malcelato interesse Matteo Renzi, pronto, e speranzoso, di fare il terzo incomodo. Ed ecco che, dal giorno dopo, del tema referendum non si parlerà più. Ma entreranno in ballo interessi politici e anche strettamente di ambizioni personali. Rivincite per sognare di tornare a Palazzo Chigi, nel caso di Conte e Renzi. E di poter diventare premier da parte della Schlein. E tutto questo, forse, farà di nuovo allontanare i “dormienti”



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