Pizzaballa bloccato sulla porta del Santo Sepolcro: le scuse di Herzog. Le telefonate di Meloni e del cardinale Zuppi

GERUSALEMME – Il presidente israeliano Isaac Herzog affida a X l’annuncio della telefonata con Pizzaballa. “Ho chiarito – scrive – che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele”.
Poi la telefonata della Premier, Giorgia Meloni, al cardinale Pizzaballa: “Le siamo vicini e faremo sentire la voce dell’Italia”. Quindi la convocazione dell’ambasciatore di Israele da parte del vicepremier e ministro degli esteri, Antonio Tajani.
“Siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani in Medioriente – le parole di Papa Leone XIV durante l’Angelus – che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”. Nel pomeriggio il cardinale matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha telefonato a Pizzaballa.
“A nome dei Vescovi italiani – afferma il Presidente della CEI – manifesto lo sdegno per ‘una misura grave e irragionevole’, condividendo quanto dichiarato nel comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia. Si è trattato di un fatto doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto”.
Dal Getsemani, il Monte degli Ulivi, è Pizzaballa a parlare: “Gesù piange ancora una volta su Gerusalemme. Piange su questa città, che rimane segno di speranza e di dolore. Piange su questa Terra Santa, ancora incapace di riconoscere il dono della pace”. Ma occorre imparare “a piangere con lui, ma anche a sperare con lui. Perché la stessa Gerusalemme che ha respinto il Principe della Pace ha anche visto la tomba vuota. La guerra non cancellerà la risurrezione. Il dolore non spegnerà la speranza”.
Lo strappo si era consumato in mattinata, quando il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha provato ad andare al Santo Sepolcro per la messa della Domenica delle Palme. Accesso vietato per lui e per padre Francesco Ielpo, custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, “costretti a tornare indietro”: la polizia israeliana non li ha lasciati passare.
“Motivi di sicurezza”, spiegheranno poi quando lo stop al presule, tra i papabili dello scorso conclave, era già diventata di dominio pubblico. Pizzaballa e Ielpo erano diretti verso la chiesa “in forma privata, senza alcuna processione o atto cerimoniale – ha fatto sapere il Patriarcato – Per la prima volta dopo secoli ai Capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro”. Il Patriarcato ha avuto parole dure per quanto accaduto.
“Un grave precedente”, una “decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie” che rappresenta “un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”.
“I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte – spiega il Patriarcato – le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”.”Ragioni di sicurezza”, la posizione della polizia di Israele mentre inizia il lavoro di ricucitura dello strappo.
“La richiesta del patriarca è stata esaminata nella giornata di sabato ed è stato chiarito che non sarebbe stata accolta. La libertà di culto continuerà a essere garantita, fatte salve le necessarie restrizioni”. Dall’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu fanno sapere che “data la sacralità della settimana che precede la Pasqua”, le forze di sicurezza “stanno elaborando un piano per consentire ai leader religiosi di pregare nel luogo sacro nei prossimi giorni”.
